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il monoteismo e l'antropomorfismo

diario 3/6/2009

Antropomorfismo è un termine che deriva da due etimi greci, ?νθρωπος (anthropos), "umano", e μορφ? (morphe), "forma".

 
L'antropomorfismo è l'attribuzione di caratteristiche e qualità umane a ciò che non è umano. In particolare, in campo religioso, l'antropomorfismo è una rappresentazione di Dio a immagine dell'uomo, con aspetto fisico ed emozioni – come gelosia, ira e amore – umani. Mentre le religioni politeistiche presentano prevalentemente divinità antropomorfiche, quelle monoteistiche in genere ritengono sia sconveniente attribuire tratti umani a un Dio onnipotente e onnipresente.
 
In filosofia e in teologia si usano concetti e termini apparentemente antropomorfici perché è impossibile pensare Dio senza attribuirgli tratti umani. Nella Bibbia, ad esempio, gli si attribuiscono caratteristiche ed emozioni umane, ma allo stesso tempo egli è pensato come trascendente. Nell'arte e nella letteratura per antropomorfismo si intende la rappresentazione di oggetti naturali, quali animali e piante, come se fossero esseri che parlano, ragionano e sentono in modo simile all'uomo.
 
L'antropomorfismo fisico è riscontrabile soprattutto nelle religioni “primitive” e politeiste e caratterizza in particolar modo la mitologia egizia. Esempi di antropomorfismo spirituale (o antropopatismo) ricorrono sovente nella mitologia greco-romana, nelle quali le divinità mostrano atteggiamenti e provano sentimenti legati alla sfera umana.
 
Non sono mancate nel corso della storia sette antropomorfite, come un gruppo nell'Egitto del IV secolo ed un gruppo nella Chiesa cattolica romana del X secolo, considerate eretiche per la loro interpretazione letterale del passo biblico della Genesi 1,27 "Dio creò l'uomo a sua immagine"
 
Anche se la tendenza ad una rappresentazione simbolica del divino ha permeato l'esperienza religiosa umana, la polemica anti-antropomorfica, già presente nei filosofi greci, primo fra tutti Senofane, fu approfondita all'interno dell'Islamismo e dell'Ebraismo.
 
Anche nel Cristianesimo vi fu un atteggiamento ostile verso le rappresentazioni fisiche del divino, sfociato nell'iconoclastia, e dal lato spirituale-psicologico un ripudio della pretesa della conoscibilità di Dio, come nella teologia negativa dello Pseudo-Dionigi.
 
Resta ovviamente da considerare che il modo di rappresentare gli atteggiamenti (qualunque cosa quest’espressione voglia dire) divini da parte di chi è umano i termini non umani è impossibile.

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della massoneria

diario 3/6/2009

La Massoneria (questo è tratto dalla pagina del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani) è un Ordine iniziatico i cui membri operano per l’elevazione morale e spirituale dell’uomo e dell’umana famiglia. La natura della Massoneria e delle sue istituzioni è umanitaria, filosofica e morale. Lascia a ciascuno dei suoi membri la scelta e la responsabilità delle proprie opinioni religiose, ma nessuno può essere ammesso in Massoneria se prima non abbia dichiarato esplicitamente di credere nell’Essere Supremo.

 
La Massoneria non è una religione né intende sostituirne alcuna: non pratica riti religiosi, non valuta le credenze religiose, non si occupa di nessun tema teologico, non consente ai propri membri di discutere in Loggia in materia di religione. Alla base della massoneria è posto il principio della massima tolleranza, sia nella loggia che nella vita profana. Il modo in cui è disciplinata nei particolari l'accettazione dei candidati dipende dal particolare ramo o giurisdizione della massoneria con cui si ha a che fare. La Massoneria lavora con propri metodi, mediante l’uso di Rituali e di simboli coi quali esprime ed interpreta i princìpi, gli ideali, le aspirazioni, le idee, i propositi della propria essenza iniziatica.
 
Essa stimola la tolleranza, pratica la giustizia, aiuta i bisognosi, promuove l’amore per il prossimo e cerca tutto ciò che unisce fra loro gli uomini ed i popoli per meglio contribuire alla realizzazione della fratellanza universale. La Massoneria afferma l’alto valore della singola persona umana e riconosce ad ogni uomo il diritto di contribuire autonomamente alla ricerca della Verità. Essa inizia soltanto uomini di buoni costumi, senza distinzione di razza o di ceto sociale.
 
La massoneria è spesso stata dichiarata illegale in regimi totalitari: nel 1917, il canone 2335 del codice di diritto canonico prevedeva la scomunica per i massoni. Nel novembre 1922, il IV congresso moscovita dell'Internazionale Comunista proclamava l'incompatibilità tra militanza nei partiti comunisti e appartenenza alla massoneria. Nella seduta del 13 febbraio 1923 presieduta da Benito Mussolini, il Gran Consiglio del fascismo dichiarava l'incompatibilità tra militanza fascista ed appartenenza alla massoneria. Il 19 maggio 1925 la Camera dei Deputati approvò con 289 voti favorevoli e solo 4 contrari il progetto di legge sulla disciplina delle associazioni, presentato da Mussolini e mirante soprattutto allo scioglimento della massoneria, difatti Mussolini riteneva che la moderna democrazia di origine illuminista non fosse altro che una subdola dittatura massonica. La massoneria è stata a lungo un bersaglio prediletto per i teorici delle cospirazioni, che la vedono come un potere occulto e malevolo, talvolta associato al giudaismo o al satanismo ed in genere volto al "dominio del mondo" o già in grado di controllare o influenzare segretamente la politica mondiale. Una critica che si può muovere ai complottisti è che gli stessi confondono un’eventuale e bassissima correlazione statistica, vale a dire l'affiliazione di taluni personaggi alla massoneria, con la causa degli eventi storici.
 
Famosissimi massoni furono TANTISSIMI.

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Mozart ed il Flauto Magico

diario 3/6/2009

Wolfgang Amadeus Mozart in realtà si chiamava Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart è stato un compositore e pianista austriaco, a cui è universalmente riconosciuta la creazione di opere musicali di straordinario valore artistico. Un contemporaneo che lo ascoltò suonare durante uno dei viaggi in Italia rimase molto colpito dalle capacità del ragazzo, tanto che disse: «Questo ragazzo ci farà dimenticare tutti».

 
Mozart è annoverato tra i geni della musica. Dotato di raro talento, manifestatosi precocemente, morì a trentacinque anni di età, probabilmente per un’intossicazione alimentare, lasciando pagine indimenticabili di musica sinfonica, sacra, da camera e operistica. La musica di Mozart è considerata la "musica classica" per eccellenza; infatti Mozart è il principale esponente del "Classicismo" settecentesco, i cui canoni principali erano l'armonia, l'eleganza, la calma imperturbabile e l'olimpica serenità.
Mozart raggiunge nella sua musica divina vertici di perfezione celestiale e ineguagliabile, tanto che il filosofo tedesco Nietzsche lo considererà il simbolo dello "Spirito Apollineo della Musica", in contrapposizione a Wagner, che Nietzsche definirà l'emblema dello "Spirito Dionisiaco della Musica" Nietzsche prima adora Wagner poi lo odia, ma questa è un’altra storia.
Di Mozart dirà il premio Nobel per la letteratura Romain Rolland che: "Nella tempesta di passioni che, dopo la Rivoluzione, ha investito tutte le arti e sconvolto la musica, è dolce rifugiarsi talvolta nella sua serenità come sulla cima di un Olimpo dalle linee armoniose e contemplare lontani, nella pianura, i combattimenti degli eroi e degli Dei di Beethoven e di Wagner e il mondo come un vasto mare dai flutti frementi".
 
Il Mozart bambino dimostrò un talento per la musica tanto precoce quanto straordinario: a tre anni batteva i tasti del clavicembalo, a quattro suonava brevi pezzi, a cinque componeva. Esistono vari aneddoti riguardanti la sua memoria prodigiosa, la composizione di un concerto all'età di cinque anni, la sua gentilezza e sensibilità, la sua paura per il suono della tromba.
 
Dal 1769 al 1773 il giovane Wolfgang (era nato nel gennaio del 1756) viaggiò con il padre per l'Italia, in varie riprese, soggiornando a Torino, Milano, Verona, Venezia, Bologna, Roma e Napoli.
I soggiorni milanesi diventeranno una importante esperienza formativa ma importantissimo soggiorno fu quello di Bologna (in due riprese, da marzo ad ottobre 1770). Ospite del conte Gian Luca Pallavicini, ebbe l'opportunità di incontrare musicisti e studiosi. Amadeus prese lezioni di contrappunto da padre Martini e sostenne l'esame per l'aggregazione all'Accademia Filarmonica di Bologna (allora titolo ambitissimo dai musicisti europei). Il difficile e rigido esame dell'ancora giovane Mozart non fu particolarmente brillante, ed esistono prove del fatto che lo stesso Martini lo abbia aiutato in sede d'esame per favorirne la promozione.
 
Mozart è una figura di transizione tra il musicista servo di un principe, come era il padre, e l’artista indipendente, quale Beethoven. Pare che guadagnasse molto, ma che spendesse al di sopra dei propri mezzi. Aderente ad una loggia massonica al momento della morte stava cominciando ad ingranare, l’inimicizia con Salieri è un’invenzione letteraria: il microdramma “Mozart et Salieri” dello scrittore russo Puškin (si dice basato su di una autoaccusa del musicista di Lonigo) fu posto integralmente in musica dal compositore Nikolaj Rimskij-Korsakov nel 1898 e ispirò al drammaturgo Peter Shaffer nel 1979 la famosa pièce Amadeus, da cui il regista Miloš Forman trasse il film omonimo del 1984.
 
L'idea romantica sostiene che il declino di Mozart fu graduale e che la sua prospettiva e le sue composizioni declinarono anch'esse in ugual misura, al contrario qualche suo contemporaneo sottolineò come Mozart nell'ultimo anno fosse di buon umore e che la morte giunse inattesa anche per gli amici e la famiglia stessa, comunque il suo ultimo anno di vita 1791 fu un anno pieno di capolavori. Tra questi “Il flauto magico” (K 620) (titolo originale Die Zauberflöte) è un singspiel (termine che significa letteralmente "canto e recitazione") un genere operistico in voga tra il XVIII e il XIX secolo, sorto e sviluppatosi in area tedesco-austriaca che si caratterizza per l'alternanza di parti parlate e parti cantate. A differenza dell'opera italiana che prevede recitativi cantati, nel Singspiel i recitativi sono perciò parlati, in lingua tedesca, come nel teatro di prosa). L’opera su libretto di Emanuel Schikaneder (con il contributo di Karl Ludwig Giesecke) fu musicata da Mozart in due atti. L’aria più famosa ha per tiolo “Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen” (in italiano: la vendetta dell'Inferno ribolle nel mio cuore), abbreviata comunemente Der Hölle Rache spesso chiamata l'aria della Regina della Notte (anche se questo personaggio canta già precedentemente l'aria O zittre nicht, mein lieber Sohn) è l'aria più famosa dell'intera opera, caratterizzata da gorgheggi sublimi. L'aria è eseguita nel secondo atto dell'opera. Descrive un moto di rabbia vendicativa, con il quale la Regina della Notte consegna un coltello alla figlia Pamina e la esorta ad uccidere Sarastro (che poi della ragazza è il padre), rivale della Regina, minacciandola di maledirla se questa non porterà a termine tale compito.
 
La prima rappresentazione avvenne al Theater auf der Wieden (Vienna) il 30 settembre 1791.
Il flauto magico può essere letto sia come fiaba per bambini sia come racconto massonico e come storia a contenuto illuminista. La vicenda racconta però anche lo sviluppo di un individuo che, da giovane, ignorante e debole che era, diventa saggio, sapiente e uomo attraverso la scoperta dell'amore e il superamento di varie prove iniziatiche. Durante questo percorso formativo, il giudizio di Tamino sui due Regni nemici si capovolge: il bene, inizialmente identificato con il Regno lunare della Regina della notte in quanto vittima del rapimento della figlia condotto da Sarastro, finirà per essere identificato nel Regno solare di quest'ultimo, inizialmente giudicato come malvagio. Nel Regno di Sarastro, Tamino troverà ragione e saggezza. Si scoprono così le buone intenzioni di Sarastro nel portare a sé Pamina, non togliendole libertà ma sottraendola con intento protettivo alla malvagia madre onde poterla destinare al giovane predestinato ed eroe della vicenda, ovvero lo stesso Tamino.
 
Oltre ad un'interpretazione incentrata sulla contrapposizione orizzontale fra i due Regni, si può interpretare in un'ottica verticale dove la contrapposizione è fra il potere, l'autorità, i Regni e il sotto-mondo popolare, semplice e genuino rappresentato da Papageno. L'antitesi è allora fra il concreto uomo-animale allo stato naturale e l'eletto, aristocratico ed astratto Tamino. Il Regno della luna e quello del sole sono nemici ma, allora, sostanzialmente uguali.
Entrambi rappresentano l'autorità e l'ordine, mentre Papageno - che non ha superato le prove iniziatiche ma che di ciò se ne infischia beatamente - è l'uomo di tutti i giorni capace di servire allo stesso modo la Regina della notte come Sarastro, consapevole che la bontà e la felicità, seppur materiale, stanno dalla sua parte.
 
La Rivoluzione Francese porterà a "politicizzare" i personaggi: la perfida Regina della Notte sarà associata all'odiato Ancién Regime, Sarastro all'Illuminismo.
Svariati elementi culturali sono confluiti nel Flauto magico: il fiabesco - meraviglioso settecentesco (flauto e glockenspiel dalle proprietà magiche, apparizioni di animali e di genietti, montagne che si aprono svelando meravigliose sale); illuminismo e il giusnaturalismo (aspirazione dell'uomo alla saggezza, alla ragione e al rapporto armonico con la natura); massoneria (riti d’iniziazione per accedere ai misteri e alla luce, invocazioni delle divinità egizie Iside e Osiride, comunità dei seguaci di Sarastro, ricca simbologia con particolare riferimento ai numeri e alla misteriosofia); infine il carattere popolar-viennese: l'umile, il popolaresco, il comico, il semplice, il naturale e il bonario che sono racchiusi nella figura di Papageno.

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De Chirico e le piazze d'Italia

diario 3/6/2009

“La torre rossa” è un quadro ad olio di 75 x 101 dipinto da Giorgio De Chirico nel 1913, si trova esposto a Venezia, The Peggy Guggenheim Foundation.

 
 
Dipinto prima della fondazione (vedi sotto) del movimento della metafisica, si tratta del primo quadro venduto da De Chirico dopo l’esposizione parigina al Salon d’Automne del 1913. Come ricordava lo stesso artista “il quadro venduto raffigurava una piazza con dei portici ai lati. In fondo, dietro un muro appariva un monumento equestre simile a quei monumenti dedicati ai militari ed eroi del Risorgimento, che si vedono in tante città italiane e specialmente a Torino”. L’allusione infatti al monumento a Carlo Alberto è presente anche in altri quadri di De Chirico, senza che però vi sia un determinato richiamo storico.
 
In realtà, questo è il periodo in cui egli è preso dalla rielaborazione delle forti impressioni visive di un breve soggiorno torinese, durante il quale, sotto la suggestione di Nietzsche (che in quella città ebbe un collasso psicotico), ha visto la città con gli occhi del filosofo.
Dirà poi : “E’ stata Torino ad ispirarmi la serie di quadri che ho dipinto dal 1912 al 1915. Confesso, in verità, che devo molto anche a Federico Nietzsche, di cui ero allora un appassionato lettore. Il suo Ecce Homo, scritto a Torino prima di precipitare nella follia, mi ha aiutato molto a capire la bellezza così particolare di questa città.”
Il dipinto intitolato “La torre rossa” fa parte di questa serie di opere enigmatiche che De Chirico dipinse prima della costituzione della Metafisica, a Ferrara nel 1917. L’ambientazione è il loro leit-motiv esteriore: è Torino, nella visione dell’artista, “la città quadrata dei re vittoriosi, delle grandi torri e delle piazze soleggiate”, piazze tipicamente italiane, circondate o introdotte da portici o facciata classiche, ma che si trasformano in scenari vuoti e sinistramente silenziosi che sembrano fatti apposta per la rappresentazione di drammi invisibili.
Ed in effetti, per gli spettatori di quegli anni (come per noi, ma a causa del nostro sapere cosa sarebbe accaduto da lì a poco) simili scenari deserti, percepiti come progetti scenografici, si presentavano come la promessa di un’azione drammatica.
Qualche anno più tardi, parlando del “fine della pittura del futuro”, De Chirico si sarebbe opposto a questa percezione esclusivamente scenografica dei suoi quadri, indicando per essi altri obiettivi: “Sopprimere completamente l’uomo come punto di riferimento, come mezzo per esprimere un simbolo, una sensazione, un pensiero: liberarsi […] dall’antropocentrismo. Vedere tutto, anche l’uomo, in quanto cosa. Questo è il metodo nietzschiano.” Infatti, con l’ausilio del radicalismo di Nietzsche, De Chirico intendeva affrancarsi dai cliché della tradizione umanistica, per ravvivarne ancora una volta lo spirito più autentico, che coincideva, come per il suo filosofo preferito, con “la redenzione di tutto il passato” dalla propria ingombrante storia e la restituzione alle cose del loro valore di rivelazione dell’enigma della vita.
 
Le Piazze d’Italia sono in ciclo d’immagini fantastiche, con colori caldi ma fermi e privi di
vibrazioni atmosferiche, luce bassa , ombre lunghe e definite nettamente, la prospettiva accentuata del sogno, dello straniemento da luoghi, piazze e architetture d’un 400 che prefigura già il razionalismo. Il culmine del ciclo è naturalmente (soprattutto per un ferrarese) il capolavoro manifesto della Metafisica ovvero “Le muse inquietanti”. La città è deserta, le ciminiere non fumano (come in un film tipo “Io sono leggenda”, o “28 giorni dopo”, tutto è statico e sospeso, in questo luogo solo non possono abitare gli uomini, ma solo manichini, che non hanno l’essenza dell’uomo ma solo l’aspetto di statue classiche. Per questo le muse sono inquietanti: perché sono inserite in un contesto urbano tanto posteriore: sullo sfondo il castello estense ci richiama al grande passato della città, mentre le ciminiere (azzardo un’idea non è una fabbrica, secondo me, ma un impianto idrovoro) al suo presente.

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Chiesa rinascimentale e riforma

diario 3/6/2009

Nell'età del Rinascimento i papi governarono lo Stato della Chiesa con metodi analoghi a quelli in uso nelle coeve signorie italiane, presentandosi sulla scena politica come veri e propri principi coinvolti nei conflitti dinastici in Italia e coltivando forti aspirazioni temporali. Inoltre come gli altri principi italiani del rinascimento si impegnarono in grandi opere d’abbellimento urbano. La Romagna, contesa a Venezia, il Regno di Napoli, nel quale tentarono a più riprese di estendere la loro influenza, e la Toscana furono le aree maggiormente interessate dall'azione dei papi rinascimentali, da Innocenzo VIII (1484-1492) a Paolo III (1534-1549); con quest'ultimo, che creò il Ducato di Parma e Piacenza a favore del figlio naturale Pier Luigi Farnese, si esaurì un ciclo storico, in coincidenza con il dispiegamento su scala planetaria dell'opera spirituale della Chiesa. La costruzione dell'attuale basilica di San Pietro fu iniziata il 18 aprile 1506 sotto papa Giulio II ed anch’essa richiedeva un’enorme spesa. Il flusso di elemosine che affluiva a Roma era enorme, ma insufficiente. Tale situazione acquì il problema deli eretici, dei sostenitori della necessità di ritornare allo spirito evangelico, e tutte quelle spinte che hanno travagliato la chiea dal sui trionfo in epoca costantiniana in poi...

 
I vari movimenti di dissenso puntarono molto la loro attenzione verso la corruzione del clero, ed in tale alveo si pone la figura di Savonarola. Anche i potenti erano ammaliati dal frate di San Marco.
Uno degli intellettuali che chiedevano riforme era Geert Geertsz, ma egli lo mutò nei suoi scritti, firmandosi Desiderius Erasmus Roterodamus e divenne noto come Erasmo da Rotterdam (Rotterdam 1466 ca. - Basilea 1536), umanista e teologo olandese. Presso l’editore Frobenius di Basilea Erasmo pubblicò una serie di edizioni critiche delle opere dei padri della Chiesa ed un edizione del Nuovo Testamento in greco (1516), basata su nuovi manoscritti e provvista di un imponente apparato di note e di una nuova versione latina, un lavoro che è uno dei migliori esempi dei suoi metodi critici.
 
Dopo avere stabilito la sua fama di intellettuale, nella maggior parte delle altre opere appartenenti alla prima fase della sua produzione, Erasmo attaccò la corruzione della Chiesa e mise in ridicolo il rigido dogmatismo della filosofia scolastica, auspicando il ritorno all’etica cristiana delle origini, come nell’Encomium moriae ( il famoso Elogio della follia, edito nel 1511), opera satirica dedicata all’amico Tommaso Moro.
 
A partire dal 1517, quando la Riforma propugnata da Martin Lutero impose ai teologi europei una scelta di campo, la vicenda intellettuale di Erasmo subì un brusco cambiamento. In un primo momento l’umanista, allora già oltremodo celebre in tutta Europa, non si schierò ufficialmente con nessuna delle due parti in lotta. Rimase infatti cattolico, ma spesso condivise le ragioni dei protestanti, sferrando continui attacchi agli errori delle autorità ecclesiastiche e alla superstizione, soprattutto nei Colloquia (1518), che gli costarono un’accusa di luteranesimo, per confutare tali accuse con il trattato De libero arbitrio (1524) portò un brillante attacco a. Lutero rispose con il De servo arbitrio (1524), inaugurando una lunga disputa sul ruolo della libertà umana da un lato e della grazia divina dall’altro ai fini della salvezza e della vita eterna.
 
Erasmo è giustamente considerato un precursore della Riforma e i suoi scritti siano stati inclusi nell’Indice dei libri proibiti del concilio di Trento, ma la sua battaglia contro l’ignoranza e la superstizione affondava le radici più nelle sue convinzioni di umanista che nelle posizioni teologiche.
 
Secondo la testimonianza di Melantone, peraltro non presente ai fatti, il 31 ottobre 1517 Lutero affisse sulla porta della Cattedrale di Wittenberg 95 tesi redatte in latino, in cui esprimeva la sua opposizione alla vendita delle indulgenze promossa da Leone X per la raccolta di fondi destinati a completare la basilica di San Pietro a Roma. Le tesi di Lutero, tradotte immediatamente in tedesco e divulgate, furono discusse sia a Wittenberg sia in altre città tedesche, provocando l’intervento della Curia romana (vedi Papato). Quest’ultima, dopo aver convocato Lutero dinanzi al cardinale legato Caetano e dopo un confronto a Lipsia nel 1519 con il teologo Johannes Eck, ne condannò l’insegnamento il 15 giugno del 1520 con la bolla Exsurge Domine di Leone X, prima di scomunicarlo nel gennaio del 1521.
 
Convocato a comparire di fronte all’imperatore Carlo V alla Dieta di Worms nell’aprile del 1521, Lutero fu invitato a ritrattare le sue tesi; egli rifiutò, sostenendo che le sue convinzioni derivavano dalla Scrittura e che nessuno era tenuto ad agire contro la propria coscienza, la sua risposta fu: «Se non sarò convinto mediante le testimonianze della Scrittura e chiare motivazioni razionali - poiché non credo né al papa né ai concili da soli, essendo evidente che hanno spesso errato - io sono vinto dalla mia coscienza e prigioniero della parola di Dio a motivo dei passi della Sacra Scrittura che ho addotto. Perciò non posso né voglio ritrattarmi, poiché non è sicuro né salutare agire contro la propria coscienza. Dio mi aiuti. Amen». Messo al bando dall’imperatore, fu salvato con un finto rapimento dal suo protettore, il principe Federico III il Saggio di Sassonia, che lo nascose nella fortezza di Wartburg, dove Lutero tradusse in tedesco dal greco il Nuovo Testamento.
 
Nel frattempo erano sorte richieste sempre più radicali ed estremistiche di riforma religiosa (vedi Anabattisti), che sul piano sociale sarebbero sfociate nella cosiddetta guerra dei contadini (1524-1526). Di fronte alle stragi e alle violenze prodotte dalla rivolta antifeudale Lutero invitò i principi tedeschi a schiacciare la ribellione e a restaurare l’ordine.
 
Nel frattempo Lutero aveva esposto le sue dottrine in alcune opere fondamentali come Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca (1520), Sulla cattività babilonese della Chiesa (1520), Sulla libertà del cristiano (1520), De servo arbitrio (1525), e il suo più noto Piccolo Catechismo (1529), in cui formulò prescrizioni liturgiche, disposizioni per la predicazione e la lettura della parola di Dio e il canto corale. In risposta alla ancata adesione delle comunità ebraiche alla riforma Lutero sviluppò un antigiudaismo violento.
 
Non potendo difendere di persona la sua dottrina alla Dieta di Augusta perché scomunicato, Lutero affidò l’incarico di sostenere la Riforma a Melantone: il testo, noto come Confessione di Augusta (1530), costituisce ancora oggi la base della dottrina luterana insieme con gli Articoli di Smalcalda, redatti dallo stesso Lutero. Nel 1534 il teologo tedesco completò la traduzione dell’Antico Testamento dall’ebraico; nel frattempo la sua fama si era diffusa in tutta Europa e il suo invito ai principi perché si rendessero indipendenti dall’autorità ecclesiastica trovò ampi consensi.
 
Il resto è storia moderna: delle guerre di religione, il concilio di Trento, l’illuminismo, eccetera

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sempre più difficile

diario 3/6/2009

 

Chi mi spiega cos'è il comunismo, il socialismo, e gli altri?
Per favore spiegatelo come se fossi un bambino delle elementari perché non si capisce un cavolo di questa politica di ...... “come fosse la spiegazione ad un bambino”, mica facile... in fondo non sono riusciti a mettersi d’accordo gli stessi sostenitori del SOCIALISMO, che da 150 anni litigano tra di loro. In fondo è più facile dire chi erano i Beatles!

L'idea che sia possibile una società comunista si era sviluppata fin dall'antichità, qualcuno sostiene che già Platone ne scrive nella Repubblica, altri sostengono che quello che descrive sia un atto di denuncia verso quelle tendenze.

I termini socialismo e comunismo sono di origine illuministica (settecentesca) divenendo d'uso comune con l'affermarsi della Rivoluzione industriale. Il termine comunismo spesso viene usato per descrivere tutte le teorie, anche antecedenti alla nascita del termine, che prevedono il possesso "collettivo" dei mezzi di produzione e l'abolizione della proprietà privata, cosa che è diversa da una proprietà pubblica di diritto privato. Fino alla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista nel 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. Nell'opera, invece, Marx ed Engels operano la suddivisone tra «socialismo utopistico» e «socialismo scientifico», che essi chiamano anche comunismo. Gli autori volevano evidenziare polemicamente le differenze tra le teorie socialiste allora diffuse (Saint-Simon, Fourier, Proudhon e Owen) e la loro, che si proponeva di essere scientifica, in quanto basata su fatti e leggi, e non su idee od utopie. Nonostante le loro affermazioni, molti hanno criticato che il marxismo sia in effetti scientifico: in particolare Karl Popper, che basa la sua critica sulla “non falsificabilità” delle teorie marxiste.

In ogni modo il termine comunismo continuò a essere un sinonimo di socialismo per tutto l'Ottocento: basti ricordare che i partiti che prendevano parte alla Seconda internazionale, tutti di ispirazione marxista, venivano tutti denominati socialisti o socialdemocratici. La definitiva separazione dei due termini avvenne per iniziativa di Lenin: nel 1917 il Partito Operaio Socialdemocratico Russo, per evidenziare il distacco tra le posizioni del socialismo riformista e il socialismo rivoluzionario, assunse la denominazione di Partito Comunista Russo. Espressione finale di questo processo fu il Comintern (o Komintern, dalle parole tedesche Kommunistische Internationale, il tedesco era la lingua ufficiale della III Internazionale) ovvero la Terza Internazionale o Internazionale comunista (1919-1943), l'organizzazione internazionale dei partiti comunisti. Il Comintern fu fin dall'inizio egemonizzato dal Partito Comunista Russo, come dimostra il fatto che la direzione dell'Internazionale fu affidata a un comitato esecutivo permanente, con sede a Mosca. Fu quindi caratterizzato dal rifiuto del parlamentarismo e del riformismo socialdemocratico .

Da allora si definiscono comunisti tutti i partiti di ispirazione rivoluzionaria, mentre socialisti o socialdemocratici si definiscono i partiti sostenitori di un programma di riforme che rimangano tuttavia nell'alveo della società capitalistica, senza proporsi l'obiettivo di una trasformazione "socialista" (in senso leninista o staliniano) della società. Ovviamente tanto maggiore (totalitario) era l'obiettivo che i vari regimi (comunisti - socialisti - socialdemocratici) tanto maggiore il fallimento.

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