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Etruschi Romani (e come i secondi raccontarono balle)

diario 2/10/2011

La storia della Roma primitiva è intrinsecamente legata a quella degli Etruschi, molto più di quello che i romani furono mai disposti ad ammettere.
Sicuramente gli Etruschi non erano un popolo di stirpe indoeuropea, ed anche la loro lingua, sopravvissuta nelle iscrizioni, risulta ancora oggi in grandissima parte inviolata ed incomprensibile, per quanto il latino ne sia stato abbondantemente commistionato, perchè numerosi vocaboli - specie quelli del teatro primitivo, dell'arte e del commercio - hanno una chiara origine etrusca.

Gli Etruschi avevano una propria religione, che essi dicevano rivelata dal profeta Tages. Non differentemente da Roma, essi avevano adottato la monarchia come forma di governo ed il loro sovrano, il Lucumone, era affiancato dai membri dell'aristocrazia (vedi la coppia Re Senato in Roma). La civiltà etrusca ebbe vita abbastanza breve ed entrò in decadenza proprio mentre Roma cominciava ad espandersi ed a diventare potente. Le cause della decadenza del popolo etrusco possono essere fatte risalire alla pesante sconfitta subita a Cuma da parte dei Siracusani ( 474 a.C. ), che fu contemporanea all'arrivo dei Celti nella Pianura Padana ed infine proprio alla suddetta crescente potenza di Roma. Ma a quell'epoca gli Etruschi avevano la capacità costruttiva che ai romani mancava ed è per questo che l'influenza degli Etruschi sulla civiltà romana nascente fu davvero notevole: non solo gli ultimi due re - i due Tarquinii - avevano origine etrusca, ma essi detennero a lungo il predominio culturale a Roma, stanziandosi nel cosiddetto "quartiere etrusco", il vicus tuscus. All'ingegno di questo popolo (gli etruschi romani) si dovette la costruzione del foro e della cloaca massima.
Sotto la dinastia etrusca dei Tarquini furono intraprese grandi opere pubbliche, tra cui acquedotti, mura cittadine, sistemi fognari e immensi templi, come quello dedicato a Giove, Giunone e Minerva sul Campidoglio.
Tarquinio Prisco era un ricchissimo e noto abitante della città etrusca di Tarquinia, emigrato a Roma divenne il quinto re di Roma. Portò il numero dei senatori da 100 a 200. Servio Tullio permise l'ingresso in Senato anche ai nuovi ricchi, estendendone il numero dei membri a 300, e divise il popolo in 5 classi in base al censo. Al regno di Servio Tullio possiamo far risalire la distinzione che si affermò tra popolo - raccolto nei comizi centuriati - e plebe: mentre il popolo era l'insieme di tutti i cittadini che prendevano parte alle attività militari, la plebe era costituita dalla massa indistinta dei cittadini inabili alle armi e privi dei diritti politici.
Roma crebbe da essere uno sparso gruppo di villaggi di pastori e contadini ad essere una città proprio per l'intervento puntuale degli Etruschi, che erano divenuti consapevoli della posizione chiave della città: nel VI secolo a.C. i re di cui abbiamo accennato, appartenenti a una dinastia etrusca, lanciarono un programma di lavori che segnò la definitiva urbanizzazione della città. E la nascita della concorrenza. Se (ma la storia non si fa coi se) non fossero intervenute le altre due crisi accennate forse la storia "romana" sarebbe "etrusca".
Il periodo di grande prosperità per la città sotto l'influenza etrusca degli ultimi tre re è testimoniato anche dalle prime importanti opere pubbliche: il tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio (il più grande tempio etrusco a noi noto), l'influenza che la temporanea supremazia etrusca lasciò a Roma non è riconoscibile solo nelle forme architettoniche dei templi, ma soprattutto sta nell'introduzione del culto della Triade Capitolina (Giove, Giunone e Minerva) ripresa dagli dèi etruschi Uni, Menrva e Tinia, e poi riattata ai modelli ellenistici.
La costruzione della Cloaca Maxima, che permise la bonifica dell'area del Foro Romano e la sua prima pavimentazione, rendendolo il centro politico, religioso e amministrativo della città, un altro canale drenò Vallis Murcia e permise, sempre ad opera dei Tarquini, di costruire il primo edificio per spettacoli al Circo Massimo.

Roma non perse mai però la sua forte componente etnica e culturale latina, per questo, anche alla fine dell'età regia, non si può mai parlare di città etrusca a tutti gli effetti.

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permalink | inviato da albertolupi il 2/10/2011 alle 12:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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