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il furto della Gioconda

diario 8/8/2011

Di tanto in tanto qualcuno si domanda se la famosa Gioconda sia stata rubata...

Bisogna intendersi a cosa ci riferiamo col “rubata”. Sul furto della Gioconda c’è una leggenda metropolitana ed un fatto di cronaca.

Anzitutto la leggenda, ossia che sia stata rubata da Napoleone.
Che è falsa: fu Leonardo stesso a portare con sé in Francia, nel 1516, la Gioconda, che dovette essere poi acquistata, assieme ad altre opere, da Francesco I, che sborsò ben 4.000 ducati d'oro.
Un secolo dopo, nel 1625, il ritratto chiamato "la Gioconda" fu infatti descritto da Cassiano dal Pozzo tra le opere delle collezioni reali francesi. In particolare sembra che fin dal 1542 si trovasse tra le decorazioni della Salle du bain del castello di Fontainebleau, un luogo in cui ir rinascimento italiano fiorì (il primo palazzo rinascimentale era quello di un cardinale ferrarese situato di fronte al castello, ora il palazzo è distrutto: resta il portone ed il nome Rue de Ferrare).
Più tardi Luigi XIV fece trasferire il dipinto a Versailles. Dopo la Rivoluzione francese, venne spostato al Louvre. Napoleone Bonaparte se lo fece mettere nella propria camera da letto, ma successivamente tornò al Louvre.

Base della leggenda la politica di Napoleone Bonaparte, nel campo dei beni culturali, una sistematica spoliazione delle nazioni vinte, strappando opere d'arte dai luoghi di culto e dalle collezioni private delle famiglie nobili dell'Ancien régime che, a scopi propagandistici, trasferiva in prima battuta nel palazzo del Louvre di Parigi dove aveva voluto nel 1795 il Musée des Monuments Français oltre che in altri musei di Francia. Queste opere si distinguono per una scritta nelle targhette dell’attribuzione: “Acquisizione 1811”. Questa data è ad esempio la più diffusa tra le opere del muso di Lione, il secondo di Francia, che è in pratica un inno al furto di stato.
La collezione del Louvre fu inizialmente costituita da reperti tratti dalle collezioni Borboniche e di tante famiglie nobili francesi, oltre che da fondi ecclesiastici. Ma già in occasione della prima campagna di guerra nei Paesi Bassi (1794-1795) incamerò oltre 200 capolavori di pittura fiamminga, tra i quali almeno 55 Rubens e 18 Rembrandt. Con la successiva Campagna d'Italia del 1796 portò in Francia altri 110 capolavori grazie all'armistizio di Cherasco (1º maggio 1796). Stessa sorte subirono, con il trattato di Tolentino (22 gennaio 1797), numerose opere d'arte dello Stato Pontificio. Proprio i trattati di pace furono lo strumento legale sfruttato sistematicamente da Napoleone per legittimare queste spoliazioni: tra le clausole faceva rientrare la consegna di opere d'arte come tributi di guerra. Queste opere erano precedentemente individuate da una specifica struttura tecnica di specialisti, al seguito del suo esercito, guidata dal barone Dominique Vivant Denon che seguì personalmente, a questo scopo, sette campagne di guerra.

A questa leggenda è legata la storia del vero furto della Gioconda che avvenne la notte tra domenica 20 e lunedì 21 agosto 1911. Era la prima volta che un dipinto veniva rubato da un museo, per di più dell'importanza del Louvre, e a lungo la polizia brancolò nel buio.
Fu sospettato il poeta francese Guillaume Apollinaire che venne arrestato (aveva dichiarato di voler distruggere i capolavori di tutti i musei per far posto all'arte nuova) e condotto in prigione il 7 settembre: il suo arresto si basava su una calunnia (una vera e propria ripicca) da parte dell'amante Honoré Géri Pieret, che lo accusò di aver ricettato alcune statuette antiche rubate dal museo. Anche Pablo Picasso venne interrogato in merito, ma, come Apollinaire, fu in seguito rilasciato. Sospetti caddero anche sull'Impero tedesco, nemico della Francia, ipotizzando un “furto di Stato”. Mentre crescevano sospetti e polemiche (si scoprì che le uniche misure di sicurezza adottate dal museo erano state addestrare al judo un gruppo di guardie), a si iniziò a ritenere il capolavoro perso per sempre: Frank Kafka vide una cornice vuota e dopo un po' il posto lasciato dalla Gioconda sulla parete fu preso dal Ritratto di Baldassarre Castiglione di Raffaello.

In realtà un ex-impiegato del Louvre, Vincenzo Peruggia, originario di Dumenza nel Luinese, convinto che il dipinto appartenesse all'Italia e non dovesse quindi restare in Francia, lo aveva rubato: in occsione del centenario qui Financial Times ha ri raccontato la storia che ha aspetti comici imperdibili.

La storia da cui ho preso le notizie su Apollinaire e Picasso è raccontata qua:

http://it.wikipedia.org/wiki/Gioconda#Il…


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permalink | inviato da albertolupi il 8/8/2011 alle 11:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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