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Chiesa rinascimentale e riforma

diario 3/6/2009

Nell'età del Rinascimento i papi governarono lo Stato della Chiesa con metodi analoghi a quelli in uso nelle coeve signorie italiane, presentandosi sulla scena politica come veri e propri principi coinvolti nei conflitti dinastici in Italia e coltivando forti aspirazioni temporali. Inoltre come gli altri principi italiani del rinascimento si impegnarono in grandi opere d’abbellimento urbano. La Romagna, contesa a Venezia, il Regno di Napoli, nel quale tentarono a più riprese di estendere la loro influenza, e la Toscana furono le aree maggiormente interessate dall'azione dei papi rinascimentali, da Innocenzo VIII (1484-1492) a Paolo III (1534-1549); con quest'ultimo, che creò il Ducato di Parma e Piacenza a favore del figlio naturale Pier Luigi Farnese, si esaurì un ciclo storico, in coincidenza con il dispiegamento su scala planetaria dell'opera spirituale della Chiesa. La costruzione dell'attuale basilica di San Pietro fu iniziata il 18 aprile 1506 sotto papa Giulio II ed anch’essa richiedeva un’enorme spesa. Il flusso di elemosine che affluiva a Roma era enorme, ma insufficiente. Tale situazione acquì il problema deli eretici, dei sostenitori della necessità di ritornare allo spirito evangelico, e tutte quelle spinte che hanno travagliato la chiea dal sui trionfo in epoca costantiniana in poi...

 
I vari movimenti di dissenso puntarono molto la loro attenzione verso la corruzione del clero, ed in tale alveo si pone la figura di Savonarola. Anche i potenti erano ammaliati dal frate di San Marco.
Uno degli intellettuali che chiedevano riforme era Geert Geertsz, ma egli lo mutò nei suoi scritti, firmandosi Desiderius Erasmus Roterodamus e divenne noto come Erasmo da Rotterdam (Rotterdam 1466 ca. - Basilea 1536), umanista e teologo olandese. Presso l’editore Frobenius di Basilea Erasmo pubblicò una serie di edizioni critiche delle opere dei padri della Chiesa ed un edizione del Nuovo Testamento in greco (1516), basata su nuovi manoscritti e provvista di un imponente apparato di note e di una nuova versione latina, un lavoro che è uno dei migliori esempi dei suoi metodi critici.
 
Dopo avere stabilito la sua fama di intellettuale, nella maggior parte delle altre opere appartenenti alla prima fase della sua produzione, Erasmo attaccò la corruzione della Chiesa e mise in ridicolo il rigido dogmatismo della filosofia scolastica, auspicando il ritorno all’etica cristiana delle origini, come nell’Encomium moriae ( il famoso Elogio della follia, edito nel 1511), opera satirica dedicata all’amico Tommaso Moro.
 
A partire dal 1517, quando la Riforma propugnata da Martin Lutero impose ai teologi europei una scelta di campo, la vicenda intellettuale di Erasmo subì un brusco cambiamento. In un primo momento l’umanista, allora già oltremodo celebre in tutta Europa, non si schierò ufficialmente con nessuna delle due parti in lotta. Rimase infatti cattolico, ma spesso condivise le ragioni dei protestanti, sferrando continui attacchi agli errori delle autorità ecclesiastiche e alla superstizione, soprattutto nei Colloquia (1518), che gli costarono un’accusa di luteranesimo, per confutare tali accuse con il trattato De libero arbitrio (1524) portò un brillante attacco a. Lutero rispose con il De servo arbitrio (1524), inaugurando una lunga disputa sul ruolo della libertà umana da un lato e della grazia divina dall’altro ai fini della salvezza e della vita eterna.
 
Erasmo è giustamente considerato un precursore della Riforma e i suoi scritti siano stati inclusi nell’Indice dei libri proibiti del concilio di Trento, ma la sua battaglia contro l’ignoranza e la superstizione affondava le radici più nelle sue convinzioni di umanista che nelle posizioni teologiche.
 
Secondo la testimonianza di Melantone, peraltro non presente ai fatti, il 31 ottobre 1517 Lutero affisse sulla porta della Cattedrale di Wittenberg 95 tesi redatte in latino, in cui esprimeva la sua opposizione alla vendita delle indulgenze promossa da Leone X per la raccolta di fondi destinati a completare la basilica di San Pietro a Roma. Le tesi di Lutero, tradotte immediatamente in tedesco e divulgate, furono discusse sia a Wittenberg sia in altre città tedesche, provocando l’intervento della Curia romana (vedi Papato). Quest’ultima, dopo aver convocato Lutero dinanzi al cardinale legato Caetano e dopo un confronto a Lipsia nel 1519 con il teologo Johannes Eck, ne condannò l’insegnamento il 15 giugno del 1520 con la bolla Exsurge Domine di Leone X, prima di scomunicarlo nel gennaio del 1521.
 
Convocato a comparire di fronte all’imperatore Carlo V alla Dieta di Worms nell’aprile del 1521, Lutero fu invitato a ritrattare le sue tesi; egli rifiutò, sostenendo che le sue convinzioni derivavano dalla Scrittura e che nessuno era tenuto ad agire contro la propria coscienza, la sua risposta fu: «Se non sarò convinto mediante le testimonianze della Scrittura e chiare motivazioni razionali - poiché non credo né al papa né ai concili da soli, essendo evidente che hanno spesso errato - io sono vinto dalla mia coscienza e prigioniero della parola di Dio a motivo dei passi della Sacra Scrittura che ho addotto. Perciò non posso né voglio ritrattarmi, poiché non è sicuro né salutare agire contro la propria coscienza. Dio mi aiuti. Amen». Messo al bando dall’imperatore, fu salvato con un finto rapimento dal suo protettore, il principe Federico III il Saggio di Sassonia, che lo nascose nella fortezza di Wartburg, dove Lutero tradusse in tedesco dal greco il Nuovo Testamento.
 
Nel frattempo erano sorte richieste sempre più radicali ed estremistiche di riforma religiosa (vedi Anabattisti), che sul piano sociale sarebbero sfociate nella cosiddetta guerra dei contadini (1524-1526). Di fronte alle stragi e alle violenze prodotte dalla rivolta antifeudale Lutero invitò i principi tedeschi a schiacciare la ribellione e a restaurare l’ordine.
 
Nel frattempo Lutero aveva esposto le sue dottrine in alcune opere fondamentali come Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca (1520), Sulla cattività babilonese della Chiesa (1520), Sulla libertà del cristiano (1520), De servo arbitrio (1525), e il suo più noto Piccolo Catechismo (1529), in cui formulò prescrizioni liturgiche, disposizioni per la predicazione e la lettura della parola di Dio e il canto corale. In risposta alla ancata adesione delle comunità ebraiche alla riforma Lutero sviluppò un antigiudaismo violento.
 
Non potendo difendere di persona la sua dottrina alla Dieta di Augusta perché scomunicato, Lutero affidò l’incarico di sostenere la Riforma a Melantone: il testo, noto come Confessione di Augusta (1530), costituisce ancora oggi la base della dottrina luterana insieme con gli Articoli di Smalcalda, redatti dallo stesso Lutero. Nel 1534 il teologo tedesco completò la traduzione dell’Antico Testamento dall’ebraico; nel frattempo la sua fama si era diffusa in tutta Europa e il suo invito ai principi perché si rendessero indipendenti dall’autorità ecclesiastica trovò ampi consensi.
 
Il resto è storia moderna: delle guerre di religione, il concilio di Trento, l’illuminismo, eccetera

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permalink | inviato da albertolupi il 3/6/2009 alle 10:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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