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quel che dobbiamo ai greci (uno)

diario 1/7/2009

Il “NARCISISMO” patologico è uno dei disturbi di personalità più frequenti nell’epoca contemporanea. Come aveva puntato Gaber, ci si ammala secondo i canoni della propria epoca: “Ogni epoca ha la sua malattia. Mio zio ricorda sempre la "spagnola": travolgente, drammatica, violenta... adattissima agli umori umani dell'epoca. Si potrebbe studiare la storia dal linguaggio delle malattie. E poi la tisi, il mal sottile che colpiva deliziosamente un'umanità illanguidita, romantica e attaccata alle tende” (<<Libertà obbligatoria>>, finale). Dagli anni 50 ai 70, in campo psicologico si è passati da una moda diagnostica di schizofrenia ad un’epidemia borderline…

 
Nella psicologia moderna il narcisismo arriva con l’opera di Freud, che presenta il suo primo saggio, Introduzione al narcisismo sul narcisismo, nel 1914, che distingue due tipi di narcisismo: il narcisismo primario e il narcisismo secondario o protratto. Il narcisismo è un disturbo della personalità e, in termini generali, l'amore che una persona prova per la propria immagine e per se stesso. In verità il termine fu introdotto nel 1892, da Havelock Ellis in un suo studio sull'autoerotismo, per indicare il tipo di perversione sessuale in cui l'individuo preferisce sessualmente il proprio corpo, ma oggi nessuno usa il termine in questa accezione, al massimo si parlerebbe di segaioli compulsivi.
 
Quello primario è inizialmente, lo stadio intermedio tra l'autoerotismo e l'alloerotismo (o fase dell'amore oggettuale), nel quale il bambino investe tutta la sua carica erotica su se stesso prima di rivolgerla verso altre persone. Nella fase del narcisismo primario l'appagamento è ancora autoerotico, ma riferito ad un'immagine unificata del proprio corpo o ad un primo abbozzo di Io e non più puramente sessuale. Un arresto allo stadio autoerotico disporrebbe alla schizofrenia (poi si passerà invece al concetto di doppio legame, o madre schizofrenogenica – quella che ti regala le due cravatte). Successivamente Freud pone tale narcisismo primario in una fase della vita antecedente a qualsiasi costruzione dell'Io, senza alcuna relazione oggettuale, come nella vita intrauterina. Il narcisismo secondario o protratto è invece il concetto di narcisismo nell'età adulta, e si riferisce come termine al ripiegamento sull'Io della libido, sottratta alle relazioni oggettuali. Sempre per Freud, l'Io è una forte carica di libido o energia psichica che può essere emanata verso gli oggetti esterni o rivolta verso se stessi, creando in quest'ultimo caso tali disturbi psicotici di tipo narcisistico.
 
 
La costruzione freudiana è, come la maggior parte delle sue concettualizzazioni basata sul retaggio della cultura greca, un atteggiamento comune alla cultura tedesca dell’epoca: in “La nascita della tragedia”, di Sileno individuato come portatore della saggezza dionisiaca, viene narrato che:
« […] re Mida inseguì a lungo nella foresta il saggio Sileno, seguace di Dioniso, senza prenderlo. Quando quello gli cadde infine tra le mani, il re domandò quale fosse la cosa migliore e più desiderabile per l'uomo. Rigido e immobile, il demone tace; finché, costretto dal re, esce da ultimo fra stridule risa in queste parole: 'Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto.» (F. Nietzsche, La nascita della tragedia)
 
 
Ovviamente di tutti i miti esistono varie versioni. La più semplice è la versione beotica, in cui il giovane Narciso, cittadino di Tepsi, venne condannato ad amare la sua immagine, quando Amenia, una giovane del luogo da lui rifiutata sprezzantemente, si tolse la vita davanti alla sua casa, con la stessa spada che Narciso gli aveva inviato come macabro invito a non dargli più noia.
 
Più complessa è la narrazione della vicenda di Narciso, figlio di Cefiso, divinità fluviale, e della ninfa Liriope, narrato da Ovidio nelle “Metamorfosi”. Narciso era un bellissimo giovane, di cui tutti, sia donne che uomini, si innamoravano alla follia. Tuttavia Narciso preferiva passare le sue giornate cacciando, non curandosi dei e delle sue spasimanti. Ora accade che tra queste vi fosse Eco, la ninfa condannata da Giunione a ripetere le ultime parole che le venivano rivolte poiché le sue chiacchiere distraevano la dea, impedendole così di scoprire gli amori furtivi di Giove.
Rifiutata da Narciso la ninfa, consumata dall'amore, si nascose nei boschi fino a scomparire e a restare solo un'eco lontana ed – insieme a tutte le giovani ed i giovani disprezzati da Narciso, invocò la vendetta degli dei: Narciso venne condannato, da Nemesi, ad innamorarsi della sua immagine riflessa nell’acqua. Disperato perché non avrebbe potuto soddisfare la passione che nutriva, si struggeva in inutili lamenti, ripetuti da Eco. Resosi conto dell'impossibilità del suo amore Narciso si lasciò morire. Quando le Naiadi e le Driadi cercarono il suo corpo per poterlo collocare sul rogo funebre, trovarono vicino allo specchio d'acqua il fiore omonimo.
Quando attraversò lo Stige, il fiume dei morti, per entrare nell'Oltretomba, Narciso si affacciò sulle acque del fiume, sempre sperando di vedersi riflesso ma non riuscì a scorgere nulla a causa della natura torbida, limacciosa di quelle acque però, Narciso fu contento di non vedere la sua immagine il fanciullo-sè stesso che amava, non era morto ancora.
 
Che occorra una dose di auto considerazione per potere vivere in maniera positiva la propria vita è un concetto che già si affaccia agli albori del Rinascimento. La Filautia o l'amor proprio chiede “Ditemi, chi odia se stesso può amare un altro? Chi è interiormente combattuto, potrà forse andare d'accordo con altri? Potrà chi è sgradito e fastidioso a se stesso, riuscire gradevole ad un altro? Nessuno, credo lo affermerebbe, se non un folle più folle della follia. Pertanto se non ci fossi più io (la follia) nessuno sopporterebbe il prossimo, al di provare vergogna e disgusto persino di sé. La Natura, infatti, in molte cose matrigna piuttosto che madre, ha posto nell'animo dei mortali, sopratutto dei poco intelligenti, l'insoddisfazione di se e l'ammirazione per gli altri. Di qui lo svanire e l'estinguersi di tutte quelle qualità e pregi della vita. A che giova infatti la bellezza, il massimo dono degli dei immortali, se la si inquina col disgusto di se stessi? E la giovinezza se si deve guastare per il fermento della tristezza senile? Insomma, come potrai agire nelle situazioni della vita, verso di te o verso gli altri in modo decoroso, senza l'assistenza propizia di Filautia? Ma vi è cosa così folle come il piacersi, l'ammirarsi? D'altra parte, dispiacendo a te stesso, che cosa potresti fare di grazioso, di attraente, di nobile? Togli alla vita l'amor proprio e subito la parola dell'oratore suonerà fredda, il musicista non piacerà a nessuno con le sue melodie, l'attore sarà fischiato per la sua pantomima, il poeta e le sue muse saranno derisi. Insomma, poiché la felicità consiste sopratutto nel voler essere ciò che si è, qui interviene col suo aiuto Filautia, facendo in modo che nessuno sia scontento del proprio aspetto, carattere, stirpe, posizione, patria. Singolare bontà della natura di aver fatto tutte uguali tante cose diverse! Là dove scarseggia coi suoi doni, filautia è solita aggiungere una dose maggiore di amor proprio. Ma che sciocchezza ho detto: questo è proprio il più grande dei suoi doni”. (Erasmo da Rotterdam "Elogio della follia")
 
Ma il mito di Narciso come sinonimo di condizione psicologica appare ne La Notte dell’Epifania di William Shakespeare (1564-1616), attraverso il personaggio di Malvolio, il quale appare all’osservazione del pubblico come inequivocabilmente affetto da un eccessivo amore per se stesso associato alla tendenza a prendere lievi offese per attacchi devastanti.
 
Secondo la Klein, il mondo interno del bambino è abitato dalle pulsioni di vita e di morte e popolato di oggetti: rappresentazioni interne sulle quali avviene l’investimento pulsionale. Tali rappresentazioni sono fantasmatiche, cioè preesistenti e indipendenti dalla percezione del mondo esterno, e servono ad orientare le pulsioni istintuali. L’oggetto parziale. Nei primi giorni di vita il bambino vive in simbiosi con la madre e non distingue il proprio corpo dal suo. Le relazioni oggettuali a questo livello sono esclusivamente intrapsichiche. Il bambino percepisce il seno materno come parziale a sé, cioè come prolungamento di sé stesso, e come "parziale" rispetto alla madre, un oggetto cioè dotato di caratteristiche proprie ed onnipotenti. L’oggetto totale. Nel passaggio dalla fase schizoparanoide a quella depressiva gli oggetti da parziali diventeranno totali, cioè separati e indipendenti dalla percezione che il bambino ha di sé. La relazione oggettuale, quindi, è l’interazione tra le pulsioni e gli oggetti parziali e totali. Avviene principalmente a livello fantasmatico e anche nella vita adulta la relazione con gli oggetti totali verrà sempre condizionata dalla modalità con la quale si è vissuta la relazione con gli oggetti parziali. Il concetto di narcisismo (dopo Klein) include inoltre altre terminologie, come la carica narcisistica e la ferita narcisistica. La carica narcisistica sono le rassicurazioni sul proprio valore e potenzialità che ogni bambino attende dai genitori ed ogni adulto dalla società. La ferita narcisistica è invece un'offesa all'autostima e all'amor proprio di una persona, ossia agli oggetti interni.
 
 
Nella spiegazione fenomenologia del narcisismo vi è da precisare, e la premessa storica serviva a questo, che la differenza tra i livelli di narcisismo sano, la filautia ed il vero narcisismo patologico è molto difficile da cogliere. Una certa dose di amor proprio, stima e rispetto di sé, non solo è normale ma bensì auspicabile in ogni individuo che non pratichi vita da anacoreta. Non è facile da identificare il punto lungo un immaginario continuum dell’amore di sé, dove il sano narcisismo si tramuta in narcisismo patologico.
 
È normale un ragazzo adolescente, che passa ogni mattina un’ora allo specchio prima di uscire per rendere perfetto ogni capello della propria acconciatura. Al contrario, un uomo trentenne impegnato nella stessa operazione desta sospetti, mentre di nuovo ad una signora quarantacinquenne alle prese con la crisi menopausa non faremmo granché caso.
 
Anche la considerazione e la stima delle differenze culturali in cui un individuo è immerso, possono aiutare a valutare laddove la dose di narcisismo sia sana e quando, invece, eccessiva. Da una parte, nelle relazioni interpersonali del “sano narcisista” – se così si potesse dire, si possono individuare alcune caratteristiche fondamentali quali: empatia e preoccupazione per i sentimenti dell’altro, genuino interesse per le idee altrui, capacità di tollerare l’ambivalenza nelle relazioni di lunga durata, senza pervenire a una rottura e riconoscere il proprio contributo nei conflitti interpersonali.
Al contrario nelle relazioni interpersonali del narcisista patologico si riscontra che: si accosta agli altri trattandoli come oggetti da usare e da abbandonare secondo i bisogni narcisistici, non si cura dei sentimenti altrui, non vive gli altri come persone che hanno un’esistenza separata o bisogni propri, spesso interrompe una relazione dopo un breve periodo di tempo, quando il partner comincia a porre richieste relative ai propri bisogni.
 
Quello che abbiamo fin qua esposto dimostra un dato di fatto, non abbiamo un solo narcisista, ma tanti – quasi quante le versioni del mito.
Nella letteratura psicologica, molti autori si sono occupati della descrizione dei vari aspetti del continuum fra narcisismo sano e patologico. Fra essi, spicca il nome di Kohut, che ha descritto la tipologia del narcisista ipervigile (quella che più si avvicina a me – se proprio vogliamo sottilizzare): ovvero un tipo vulnerabile, tendente ala frammentazione di sé, fortemente sensibile alle reazioni degli altri, inibito, schivo o che a un lato portato ad eclissarsi e ad evitare di essere al centro dell’attenzione – e dall’anatra vorrebbe un continuo plauso.
 
Un tipo alternativo è descritto da  Kernberg, che ha delineato la tipologia del narcisista inconsapevole, un tipo invidioso, avido, che richiede attenzione ed acclamazione da parte degli altri, non ha consapevolezza delle reazioni degli altri, arrogante e aggressivo, “trasmittente”, ma non “ricevente”. Carità di patria chiede di evitare di fare nomi.
Sebbene queste tipologie possano presentarsi in forma pura, molti individui mostrano una miscela di caratteristiche fenomenologiche di entrambi i tipi.
 
Una particolare forma di narcisismo (ma siamo in un campo diverso) è quella legata alle nuove tecnologie, ed al web, viene definita narcisismo digitale simile per certi aspetti all' ego surfing, che si caratterizzerebbe per uno smoderato culto della personalità, dell'apparire e di esibirsi sul web con i propri scritti, foto, video e messaggi; complici le applicazioni web 2.0 che consentono a qualsiasi utente di creare contenuti autoprodotti con estrema facilità. Per alcuni autori, come Andrew Keen ( nel suo libro The Cult of the Amateur) il web partecipativo fatto di blog, video-audio-foto sharing (autoprodotti), twitter, mashup facilita la creazione di prodotti autoreferenziali, autocitazioni che vanno a gratificare appunto il narcisismo digitale.
 
Tornando a cose più solide esaminiamo il criterio diagnostico del DSM-IV
Perché si possa emettere una diagnosi di NARCISISMO, secondo i criteri del DSM IV - Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition (adottato anche in Italia) si richiede che almeno cinque dei seguenti sintomi siano presenti in modo tale da formare un pattern pervasivo, cioè che rimane tendenzialmente costante in situazioni e relazioni diverse:
·        Senso grandioso del sé ovvero senso esagerato della propria importanza
·        Occupato/a in fantasie di successo illimitato, di potere, di effetto sugli altri, di bellezza o di amore ideale
·        Crede di essere "speciale" e unico/a, e di poter essere capito/a solo da persone speciali; o è eccessivamente preoccupato da ricercare vicinanza/essere associato a persone di status molto alto in qualche ambito
·        Desidera o richiede un’ammirazione eccessiva rispetto al normale o al suo reale valore
·        Ha un forte sentimento di propri diritti e facoltà, è irrealisticamente convinto che altri individui/situazioni debbano soddisfare le sue aspettative
·        Approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi, e non ne prova rimorso
·        È carente di empatia: non si accorge (non riconosce) o non dà importanza a sentimenti altrui, non desidera identificarsi con i loro desideri
·        Prova spesso invidia ed è generalmente convinto che altri provino invidia per lui/lei
·        Modalità affettiva di tipo predatorio (rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale, desidera ricevere più di quello che dà, che altri siano affettivamente coinvolti più di quanto lui/lei lo è)
 
 
Non abbiamo dati della morbilità in Italia, possiamo solo ritenere che i dati dell’American Psychiatric Association (APA) sul disturbo narcisistico di personalità siano sovrapponibili alla nostra situazione, ossia il disturbo colpisce circa l’1% della popolazione adulta. Esistono tuttavia stime più elevate, che collocano il dato tra il 2% e il 4%. Tra i pazienti ricoverati la diffusione del disturbo aumenta molto (tra il 2% e il 16%). La diffusione di questa patologia non sembra ubiquitaria, bensì fortemente influenzata – come già accennato sopra dai contesti culturali. Secondo alcuni osservatori, essa è diffusa con queste caratteristiche quasi esclusivamente in paesi capitalistici occidentali. Il disturbo sembra avere una componente sessuale o di genere per cui la diffusione non è uguale fra i due sessi: i maschi affetti sono più numerosi delle donne, di una quota compresa tra il 50% e il 75%. Alcuni tratti narcisistici appaiono nel corso dello sviluppo dell'individuo e in un certo grado sono normali. Questi tratti del carattere sono molto diffusi tra adolescenti e teenager, senza che necessariamente l'esito sia una personalità patologica in età adulta.
 
Approccio terapeutico
Diverse sono le possibilità terapeutiche a cui possono rivolgersi i pazienti affetti da narcisismo patologico, per trovare risoluzione al loro malessere esistenziale. Per Kohut e Kernberg la psicoanalisi è il trattamento elettivo per questi pazienti al fine di superare le esperienze deficitarie infantili; tuttavia, anche un approccio supportivo-espressivo, meno impegnativo dal punto di vista del numero di sedute a settimana e della durata del trattamento possono produrre risultati favorevoli. In taluni casi, è auspicabile la scelta di un trattamento combinato che associ la psicoterapia individuale con quella di gruppo. Tale trattamento può risultare molto efficace, grazie alla sinergia della profondità e intensità offerta dal rapporto individuale e dalle possibilità di confronto e feedback proprie del lavoro in gruppo. Sostanzialmente strumenti essenziali di qualsiasi intervento terapeutico saranno, grazie all’ambiente protetto offerto dal setting di lavoro, la costruzione di un’alleanza positiva fra terapeuta e paziente e l’esperire e sperimentare nuove, più piene, evolutive e soddisfacenti possibilità relazionali fra gli individui.
 
Bibliografia:
 
Quick Reference to the Diagnostic Criteria from DSM-IV by American Psychiatric Association, Washington D.C., 1994-1995.
Gabbard G. O. (2000), Psychodynamic Psychiatry in Clinical Practice, American Psychiatric Press, Inc. (trad. it. Psichiatria psicodinamica, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1992)
Greenberg J. R., Mitchell S. A. (1983), Object Relations in Psychoanalytic Theory, Cambridge, Harvard university Press. (trad. It. Le relazioni oggettuali nella teoria psicoanalitica, Il Mulino, Bologna, 1986)
 
 
 
 

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permalink | inviato da albertolupi il 1/7/2009 alle 11:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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