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La differenza tra la musica del settecento e quella del l'ottocento

diario 19/5/2013

La musica del settecento è principalmente "di corte", viene creata per i conti Estherazy od il vescovi di Salisburgo, è "leggera", divertente. Poi ci sono ovviamente fenomeni diversi accanto a questo, esempio il servizio liturgico, specialmente nel nord Germania ed il teatro in Italia.
Il grande cambiamento avviene a fine settecento in Inghilterra con Johann Christian Bach (detto il Milanese o l'Inglese o il Bach di Londra). Questi aveva approfittato della nuova borghesia per iniziare a dare concerti pubblici coll'amico Abel.
Nel 1785 sulla scena londinese arriva Haydn: infatti, alla morte del principe Nicola Estherazy, il figlio di lui licenziò l'orchestra (ma assicurò ad Haydn una pensione). Il compositore, ormai non più giovane, si trovò così libero di accettare un'offerta economicamente vantaggiosa, fattagli dall'impresario Johann Peter Salomon: libero dagli impegni di corte, viaggiare in Inghilterra e dirigere sinfonie con una grande orchestra. La capitale aveva un'intensa vita musicale e un mercato editoriale aggiornato e dinamico, i due soggiorni inglesi del compositore (1791-1792 e 1794-1795) si tradussero in un successo superiore ad ogni aspettativa. Il pubblico accorreva entusiasta ai suoi concerti. Haydn poté ottenere introiti consistenti, ma anche numerose amicizie, conoscenze e occasioni di vita mondana. A questo periodo risalgono alcune fra le opere più note di Haydn, anzitutto il suo ultimo gruppo di sinfonie, dette "Londinesi", dal n. 93 al 104, i sei quartetti op. 71 e 74, diverse sonate per pianoforte e un significativo gruppo di trii con pianoforte.

Anche il giovane Mozart erl frattempo aveva deciso di seguire la "libera professione", più giovane che l'amico Salieri (i due frequentavano la stessa loggia massonica) era il primo esempio di musicista «genio e sregolatezza» di successo; preceduto dal più anziano dei figli di Bach W.F. che però aveva un carattere di merda.
Morto Wolfgang giovane chi attua la trasformazione finale dell'artista da servo ad intellettuale è Beethoven che ammetterà di scrivere cose per cui lo pagavano allo scopo di poter scrivere quelle per cui nessuno l'avrebbe pagato.
Nell'Europa di Napoleone e poi la musica ha un nuovo protagonista: il Mercato.
La classe borghese ama sì la musica allegra, ma anche quella tormentata di tipo romantico, e più verso la metà del secolo composizioni sempre più grandiose, prima Bruckner e poi Mahler. Con Mahler la grandiosità della musica arriva al suo apice, ma con Debussy si aprono nuove vie, ed inizia la Musica Moderna.


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Gli anni 30 tra invenzioni ed innovazioni della musica

diario 30/7/2011

 

Era il 1937 quando Tito Schipa, tenore e attore italiano, cantava "vivere senza malinconia", brano narrante la profonda volontà di trascorrere un’esistenza piena e felice di un uomo, nonostante la propria donna se ne sia andata, o forse proprio grazie a questa dipartita. Non è forse il miglior pezzo italiano dell’epoca, certo non eccezionale su scala mondiale, ma ha avuto un certo successo ed una ripresa grazie a Pavarotti.
 
Se parliamo di musica, gli anni 30, hanno un importanza eguale al primo decennio del ‘900 per la fisica, un momento che separa due entità differenti.
Una decade “bassa disonesta” che preparava la più immane tragedia della storia umana, (Auden: «September 1st, 1939»), però furono molto produttivi, non tanto in Italia (in Italia compositori come Alfredo Casella, Ottorino Respighi e Gian Francesco Malipiero furono – se va bene – allo stesso tempo tradizionalisti e innovatori) ma nel resto del mondo: basti pensare che in questo periodo furono inventati la chitarra elettrica e l’organo Hammond, organo elettrico ampiamente utilizzato in molteplici generi musicali, e furono aperti, 1931 – in un edificio georgiano ristrutturato, i grandiosi Abbey Road Studios di Londra (poi resi famosi da grandi artisti quali ad esempio i Beatles) ed inaugurato il 12 novembre di quell’anno con la storica registrazione, condotta da Sir Edward Elgar nello Studio 1, di «Land of Hope and Glory» suonata dalla London Symphony Orchestra. Sir Edward William Elgar (1857 - 1934) è stato un compositore inglese, appartenente alla corrente romantica e tra lui e Benjamin Britten – che iniziava la sua carriera in quegli anni – davvero ci sono solo compositori che non sono caduti nell’oblio solo grazie all’affetto della industria discografica d’oltremanica. Infatti Britten attirò l'attenzione generale con la variazione corale «A Boy was Born», scritta nel 1934 per i BBC Singers. L'anno successivo incontrò W. H. Auden col quale collaborò al ciclo di canzoni «Our Hunting Fathers» e anche in altri lavori, ambedue radicali sia per la visione politica, sia per le interpretazioni musicali. Ancor più importante fu l'incontro nel 1936 con il tenore Peter Pears, che divenne un fedele collaboratore e compagno di vita. All'inizio del 1939 i due seguirono Auden in America, dove Britten compose la sua prima opera su libretto di Auden e la prima delle sue numerose canzoni per Pears. Lo stesso periodo è memorabile per il numero di opere per orchestra, tra cui numerosi concerti per pianoforte e violino e la «Sinfonia da Requiem». Adesso dire che io sia un ammiratore di Britten – ma come per altri – una cosa è essere appassionaati dell’opera, altro è riconoscere le immolazioni che portate in altre sedi sono entrate nella nostra cultura.
Gli anni 30, in sintesi, sono stati periodo di grandi invenzioni ed innovazione per l’intero universo musicale, con opere che perdurano ancora oggi e che hanno gettato le basi, se così si può dire, alla formazione di tanti grandi musicisti venuti in seguito. Se glielo si permetteva, beninteso.
 
In molti paesi d’Europa la nuova dimensione “nazionale” tarpava le ali, come per i nuovi stati, oppure gli sconvolgimenti politici non erano forieri di progresso come la Spagna e abbiamo detto l’Italia. Dopo la Rivoluzione, in Unione Sovietica si tentarono numerosi esperimenti in ogni campo della cultura e delle arti, compresa la musica. Ma coll'avvento dello Stalinismo, ebbe inizio una nuova direzione, a partire dal 1932, chiamata "Realismo Socialista", tendente ad assoggettare le arti alla dottrina di partito. E neppure la breve parentesi di liberalismo che si ebbe dopo il 1956 non fu tuttavia sufficiente a sviluppare una corrente di avanguardia, come accadde invece nelle altre nazioni europee, se si escludono compositori di nicchia più importanti per la importanza politica che musicale.
 
La Germania ebbe artisti all’avanguardia per tutto il periodo della repubblica di Weimar (sebbene io non sia un grande frequentatore di Kurt Weil, Paul Hindemith, Arnold Schönberg, Alban Berg – ben mi guardo dal sottovalutare il loro apporto allo sviluppo dell’arte) ma durante il nazismo, molte delle forme della musica contemporanea (per esempio il Jazz) vennero considerate "arte degenerata" e vietate. La mostra “Musica Degenerata”, tenutasi a Düsseldorf nel 1938, in occasione delle Reichsmusiktage ("giornate musicali del Reich") comprendeva, tra le altre, opere dei già citati Hindemith, Schönberg, Berg e Weill, il periodo costrinse molti degli artisti all'emigrazione o all'esilio, altri li deportò nei lager: non pochi compositori vennero perseguitati e uccisi per la loro origine ebraica.
Allo stesso tempo, la politica culturale del regime promuoveva la produzione e l'ascolto di musica inoffensiva, ad esempio la musica popolare, la musica d'uso (o "Gebrauchsmusik"), le Operette, la musica da ballo e le marce militari che favorivano la propaganda.
 
Se nella Germania nazista e nelle nazioni ad essa assoggettate si ebbe un taglio netto con il passato recente, sia a causa della censura che dello sterminio o dell'esilio a cui furono costretti i migliori compositori, in altre nazioni si ebbe invece una maggiore continuità nell'evoluzione del linguaggio musicale – con un occhio al passato nel nostro paese – maggior apertura altrove: gli anni Trenta francesi ci sembrano doppiamente interessanti per il fatto che la Francia, a differenza di altre zone europee, rimase parzialmente immune da quelle conseguenze storiche che portarono in Italia e in Germania (Russia e Spagna – il Portogallo, l’Ungheria…) al cancro dei totalitarismi. Ma l’area transalpina comincia a dare segni di decadenza.
 
Igor Stravinskij, colui che nel '13 aveva scandalizzato gli spettatori del Théâtre des Champs-Elysées con «Le Sacre du printemps», ormai non si sente più a suo agio a Parigi: ha l'impressione che la sua musica non venga più recepita dai francesi. Nel 1930, a Bruxelles, viene eseguita la «Sinfonia di salmi» e a Parigi, nel 1932, l'oratorio «Perséphone», su testo di Gide. Ma nel 1939, anche a causa della guerra, il compositore emigra in America. Maurice Ravel, che con Debussy è il più grande musicista francese del Novecento, inizia la sua china discendente che lo porterà alla morte nel '37 (dopo i due Concerti per pianoforte, compone solo le «Trois Chansons de Don Quichotte à Dulcinée" nel '32).
 
I «Sei»: come gruppo già nel 1921 si sono sciolti, ma rimangono attivi autonomamente. Sono Darius Milhaud (1892-1974), che nel '30 e nel '32 compone le opere di argomento storico «Maximilien» e «Bolivar» rispettivamente; Francis Poulenc (1899-1963), Arthur Honegger (1892-1955) francofono in realtà, essendo cittadino svizzero, Germaine Tailleferre (1892-1983), che emigra negli USA nel '42, Georges Auric (1899-1983) e Louis Durey (1888-1979), le cui composizioni sono ispirate da posizioni politiche di stampo socialista.
 
Erik Satie (1866-1925) lascia la sua eredità alla Ecole d'Arcueil, il cui maggior rappresentante è Henri Sauguet (1901-1989), che nel 1936 compone «La chartreuse de Parme». L'Ecole de Paris (1928-1939), invece, è formata perlopiù da musicisti “immigrati” a Parigi, che hanno in comune uno stile che fonde neoclassicismo e folklore, avanguardia e musica di consumo, jazz e altre contaminazioni. Tra di loro notevoli sono il ceco Bohuslav Martinu (1890-1959), l'ungherese Tibor Harsanyi (1998-1954), il polacco Alexander Tansmann (1897-1986), il rumeno Marcel Mihalovici (1898-1985).
 
Nel 1936 viene fondato il gruppo «Jeune France» in reazione all'accademismo e al neoclassicismo di maniera, oltre che alla dodecafonia. Intento principale è di «suscitare e diffondere una musica viva, in uno stesso slancio di sincerità, di generosità, di coscienza artistica», per colmare il divario tra artista e pubblico. Da un lato abbiamo Yves Baudrier (1906-1988) e Daniel Lesur (1908), che propongono un umanismo musicale di tipo psicologico, dall'altro André Jolivet (1905-1974) e Olivier Messiaen (1908-1992). Per Jolivet l'umanisimo è inteso in senso universalista, mentre per Messiaen cosmico e teologico. Ciò si realizza in virtù di un'attenta indagine nei riguardi delle sorgenti del comporre e dell'essenza della musica stessa, ossia rivolgendosi alle espressioni musicali degli antichi, dei primitivi, delle civiltà esotiche, della religiosità, della magia (ricordiamo che Jules Combarieu nel 1909 aveva scritto il fondamentale studio La musica e la magia), persino degli animali.
 
Molti compositori si dedicano anche alla musica per film: già Satie lo aveva fatto con «Entr'acte» di René Clair. E poi abbiamo Auric («A nous la liberté di R. Clair), Thiriet («Les enfants du paradis di Marcel Carné, 1943-45), Honegger («Napoleon» di Abel Gance; «Les Misérables» di Raymond Bernard), Milhaud («Mme Bovary» di Renoir, «Espoir» di Malraux, «Gaugin» di Resnais), Jacques Ibert, Joseph Kosma e altri.
 
 
La musica americana degli anni '30 è una montagna di roba... e tutt’un’altra storia. Negli USA – al contrario che in Europa – la radio è libera, il cinema s’impone come mezzo di comunicazione di massa ed il giradischi l’hanno in parecchi. Qua si ritrova la cesura di cui dicevo all’inizio, adesso non è necessario sapere suonare per riempire una stanza di musica, basta una radio o se si vuole essere colui che sceglie la musica un giradischi (ed ovviamente un disco da mettergli sopra).
La figura più importante come compositore è sicuramente George Gershwin la cui opera spazia dalla musica classica al jazz, è considerato l'iniziatore del “musical” americano e le sue composizioni sono usate ancora oggi dagli insegnanti di musica per descrivere l'entrata degli Stati Uniti nel panorama dei grandi compositori mondiali. Il Guardian stilando nel 2005 una stima dei guadagni accumulati da Gershwin stabilì che George era stato il più ricco compositore di tutti i tempi. Nel corso della sua breve carriera (Gershwin morì a soli trentotto anni quello che si rivelerà un tumore al cervello) realizzò 33 musical teatrali, 15 opere classiche, 7 musical cinematografici (di cui 3 pubblicati postumi) e più di 700 canzoni memorabili – sia tratte dai musical, che realizzate singolarmente o in coppia con il fratello paroliere Ira Gershwin
 
Riesce difficile collocare Gershwin (che era un ammiratore della musica "colta" europea) in un gruppo omogeneo di musicisti e compositori contemporanei; la caratterizzazione che si avvicina di più alla realtà è dire che sia uno dei cinque grandi del musical americano, insieme a Cole Porter («Night and Day», «I Get a Kick Out of You», «Begin the Beguine», «I've Got You Under My Skin», «Just One of Those Things», «Ev'ry Time We Say Goodbye», «You're the Top» e «Don't Fence Me In», tanto per fare qualche titolo), Irving Berlin ( "Cheek to Cheek", "Top Hat", "White Tie and Tails", l'indimenticabile "Let's Face the Music and Dance" nel film Seguendo la flotta (Follow the Fleet, 1936), suo è inoltre "God Bless America" e la notissima canzone di Natale "White Christmas"), Jerome Kern ( "Ol' Man River" e "Can't Help Lovin' Dat Man", "Smoke Gets in Your Eyes") e la coppia Rodgers/Hart che sono stati una miniera di successi ricordiamo "Blue Moon", "My Funny Valentine", "The Lady is a Tramp". Rodgers dopo la morte di Hart passò ad una collaborazione di successo con Hammerstein ma questoa esula dal periodo che ci interessa.
 
 
 
Gli anni ’30, inoltre, videro il sorgere lo “swing jazz” come forma dominante della misica americana: Duke Ellington ed I membri della sua band produssero numerosi pezzi che divennero “jazz standards”: "It Don't Mean a Thing (If It Ain't Got That Swing)" (1932), "Sophisticated Lady" (1933) and "Caravan" (1936), oltre a tanti altri. Il periodo vide altri importanti leader di band come Benny Goodman and Count Basie.
 
 
 
Nel campo della musica non di consumo popolare, quella che viene chiamata "contemporanea" gli anni trenta iniziano col ritiro di C. Ives. Il maggiore tra i compositori USA del periodo è Aaron Copland (New York, 1900 – 1990) che creò un proprio stile compositivo che risentiva di varie influenze: la musica classica, la musica contemporanea il jazz, ed una importante componente folklorica puramente americana. Le sue composizioni più famose sono “Appalachian Spring”, “Billy the Kid”, “Rodeo” e “Fanfare for the Common Man” riproposta da Emerson Lake and Palmer in un arrangiamento progressive rock, quand’ero giovane. Di queste però solo Rodeo è del periodo (1938) le alter appartengono al decennio successivo mentre agli anni ’30 appartengono: Symphonic Ode (1929), la Short Symphony (1933) ed “El Salón México”, 1936. Nel 1939, Copland completa le sue prime colonne sonore per Hollywood, quelle dei film: “Of Mice and Men” ed “Our Town”.
 
Altri autori che magari potrebbero interessarti sono: Roger Sessions, Roy Harris, Virgil Thomson, and Walter Piston (quest’ultimo figlio di un immigrato italiano il cui cognome originario era Pistone).
 
Quando scoppiò la seconda guerra mondiale, nel settembre del 1939, Igor Stravinskij si trasferì negli Stati Uniti. Si stabilì nella zona di Los Angeles città (in cui, alla fine, ha trascorso più tempo in quanto un abitante rispetto di qualsiasi altra città in cui era stato durante la sua vita) ma divenne un cittadino naturalizzato statunitense solo nel 1945. Quindi sebbene stesse lavorando alla fine degli anni ’30 alla Symphony in C (snfonia in Do) per la Chicago Symphony Orchestra, non lo contiamo nel nostro excursus.
 

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il "caso" Wagner

diario 27/7/2011

Gli scritti Wagner sulla razza, e il suo antisemitismo riflettono alcune tendenze di pensiero, comuni tanto in Germania quanto nel resto d’Europa, durante il 19° secolo.

 
Sotto uno pseudonimo K. Freigedank nella Neue Zeitschrift für Musik, Wagner pubblicò il saggio "Das Judenthum in der Musik" nel 1850 (originariamente tradotto come "l'ebraismo in Musica", nome con cui è ancora noto, ma che sarebbe meglio reso come "l’ebraicità in Musica").
Il saggio attaccava i contemporanei compositori ebrei (e rivali), Felix Mendelssohn e Giacomo Meyerbeer, ed accusava gli ebrei di essere un elemento nocivo ed estraneo nella cultura tedesca, poiché gli ebrei avevano alcun legame con lo spirito tedesco, musicisti ebrei erano solo in grado di produrre musica superficiale e artificiale. Componendo musica per ottenere popolarità e, di conseguenza, il successo finanziario, invece di creare vere e proprie opere d'arte. Ristampato in una versione notevolmente ampliata sotto il nome di Wagner nel 1869, è considerato da molti come un punto di riferimento importante nella storia dell'antisemitismo tedesco. Molto probabilmente si tratta di un giudizio sbagliato. La prima versione apparve nel NZM sotto lo pseudonimo di K. Freigedank ("Libero Pensiero K."). In una lettera aprile 1851 a Franz Liszt, Wagner ha dato la scusa che ha usato uno pseudonimo "per impedire la questione, essendo stato trascinato dagli Ebrei ad un livello puramente personale".
Al momento Wagner viveva in esilio a Zurigo, in fuga dopo il suo ruolo nella rivoluzione del 1849 a Dresda. Il suo articolo fu seguito da una serie di saggi del suo discepolo Theodor Uhlig, che attaccavano la musica dell’opera di Meyerbeer “Le Prophète”. Wagner era particolarmente infuriato dal successo del”Prophète” di Parigi, cosa tanto più sorprendente in quanto Wagner era stato un ammiratore di Meyerbeer, che gli aveva dato sostegno finanziario e ha usato la sua influenza per ottenere Wagner presto dell'opera “Rienzi”, il suo primo vero successo, messo in scena a Dresda nel 1841.
 
Contemporaneamente Wagner era anche ringalluzzito dalla morte di Mendelssohn nel 1847, la popolarità del suo stile, piuttosto conservatore, frenava a parere di Wagner le potenzialità di sviluppo della musica tedesca. Anche se Wagner non aveva mostrato praticamente alcun segno di pregiudizio antiebraico in precedenza (nonostante le affermazioni contrarie di Rose nel libro “Wagner, Race and Revolution ), era adesso determinato a preparare una bordata che avrebbe attaccato i suoi nemici artistico, incastonato in quello che possiamo definire un contesto populista.
Va tenuto presente che la NZM aveva una circolazione molto limitata - non di più di
1500 -. 2000 lettori. Praticamente l'unica razione fu una lettera di protesta al direttore di NZM, L’articolo, che Wagner aveva sperato sarebbe stato una sensazione, e destinato portargli dei soldi come giornalista, affondò come una pietra nel mare dell’indifferenza e dell’imbarazzo. Quasi tutti i collaboratori di Wagner, tra cui Liszt, erano imbarazzati da questo articolo e pensarono che era una fase di passaggio (che non è stato) o un attacco semplice ripicca (che, in parte, è stato).
 
Sebbene alcuni biografi abbiano suggerito che gli stereotipi antisemiti sono anche rappresentati nelle opere di Wagner, in nessuno gli scritti di Wagner sulle sue opere, si fa menzione della volontà di caricatura ebrei nelle sue opere, né alcuna notazione di questa volontà appare nel diario scritto da Cosima Wagner, che registra le sue idee su base giornaliera nel corso di un periodo di otto anni.
 
Nonostante le sue idee (molto pubbliche) sugli ebrei, per tutta la vita Wagner aveva ebraico amici, colleghi e sostenitori, e nella sua autobiografia, “Mein Leben”, Wagner cita molte amicizie con gli ebrei, riferendosi a quella di Samuel Lehrs a Parigi come "una delle amicizie più belle della mia vita." In questo Wagner ricorda Karl Luger sindaco antisemita di Vienna con molti amici ebrei.
 
Il tema di Wagner e gli ebrei è ulteriormente complicato per le affermazioni, che possono essere stati accreditati da Wagner stesso, che egli stesso era di origine ebraica, tramite il suo presunto padre Geyer. In realtà, Geyer non era di origine ebraica, né l’erano i genitori di Wagner. Riferimenti alla supposta 'ebraicità' di Wagner sono state fatte spesso nelle caricature del compositore nel 1870 e 1880, e più esplicitamente da Friedrich Nietzsche nel suo saggio "Il caso Wagner", dove scrisse "un Geyer (avvoltoio) è quasi un Adler ( aquila) ". (entrambi 'Geyer' e 'Adler' erano comuni cognomi ebrei.) “Il caso di Wagner (Der Fall Wagner”) è un libro del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, pubblicato originariamente nel 1888. Sottotitolato "Il problema di un musicista", è stato anche conosciuto come "Il caso Wagner" in inglese. Il libro è una critica di Richard Wagner e l'annuncio della rottura di Nietzsche con l'artista tedesco, che si era troppo coinvolto, agli occhi di Nietzsche, nel movimento völkisch e l'antisemitismo (teniamo presente che l’idea di un antisemitismo di Nietzsche è una fola Nazista. La sua musica non è più rappresentata come un possibile "affetto filosofico", e Wagner è ironicamente paragonato a Georges Bizet. Tuttavia, Wagner è presentato da Nietzsche come solo un sintomo particolare di una più ampia "malattia" che colpisce l'Europa, che è il nichilismo. Il libro mostra Nietzsche come una capace critico musicale, e offre il destro per alcune delle sue riflessioni sulla natura dell'arte e sul suo rapporto con la salute futura dell'umanità. Questo lavoro è in netto contrasto con la seconda parte di “La nascita della tragedia”, nella quale Nietzsche ha elogiato Wagner in quanto soddisfaceva un bisogno di andare oltre la comprensione analitica e spassionata della musica. Nietzsche aveva anche elogiato Wagner nel suo saggio 'Wagner a Bayreuth' (parte delle Considerazioni inattuali), ma la sua disillusione per Wagner come il compositore e l'uomo era già pesente nel 1878 la sua opera “Umano, troppo umano”. Una delle ultime opere che Nietzsche ha scritto ripreso il tema cruciale del Caso Wagner: in “Nietzsche contra Wagner”, Nietzsche messo insieme brani tratti dalle sue opere per dimostrare che lui aveva sempre gli stessi pensieri sulla musica, ma li aveva erroneamente attribuiti al Wagner nei primi lavori.
 
 
Alcuni biografi hanno affermato che Wagner nei suoi ultimi anni è venuto a credere nella filosofia razzista di Arthur de Gobineau, ma c’è ragione di credere che questo non sia vero. Wagner non ha mostrato notevole interesse per Gobineau fino al 1880, ed aveva completato il libretto di Parsifal nel 1877, e le bozze originali della data di storia indietro al 1857 . Wagner scritti dei suoi ultimi anni indicano un certo interesse per l'idea di Gobineau che la società occidentale è stata condannata a causa della mescolanza razziale tra le razze "superiori" e "inferiori".
 
Le idee Wagner erano suscettibili di interpretazioni socialiste e lo furono per lungo tempo, che non è sorprendente dato inclinazioni rivoluzionarie del compositore nel 1840, quando molte delle sue idee sull'arte venivano formulate. Così, ad esempio, George Bernard Shaw ha scritto nella introduzione alla seconda edizine de  “Il wagneriano perfetto” (1883) che: “Niblunghome [anglicizzazione Shaw di Nibelheim, l'impero di Alberich nel Ring] sotto il regno di Alberico è una visione poetica di non regolamentata capitalismo industriale come è stato fatto conoscere in Germania a metà del XIX secolo da Engels condizione della classe operaia in Inghilterra”, Shaw – insomma – s’interpreta il Ring in termini marxiani come un'allegoria del crollo del capitalismo dalle sue contraddizioni interne dove Shaw si salva è nell’uso della sua ironia – formidabile “i Socialdemocratici in Germania – scrive poi nella prefazione della terza edizione – differiscono da quelli del resto del mondo solo nello svolgimento dell’ortodossia accademica al di là oltre ogni limite di resistenza umana, anche al di là dei limiti tedeschi”. Dal punto di vista musicale, la sua interpretazione è degna di nota per la sua percezione del cambio di direzione estetica che iniziano con la scena finale di Siegfried, in cui affermava che il ciclo si trasforma da Musikdrama in opera.
Di Wagner altre interpretazioni di Wagner “da/di sinistra” si trovano anche gli scritti di Theodor Adorno, tra gli altri critici Wagner. Walter Benjamin (sempre per chi si vuol fare dl male) ha dato Wagner come esempio di "falsa coscienza borghese", alienando l'arte dal suo contesto sociale. Lo scrittore Robert Donington ha prodotto una dettagliata, e controverso, interpretazione junghiana del ciclo dei Nibelunghi. Altri hanno anche applicato le tecniche psicoanalitiche per la vita e le opere di Wagner.
 
Ma il vero guaio è che Hitler fu un ammiratore della musica di Wagner e vide nelle sue opere l'incarnazione della propria visione della nazione tedesca. Continua ad esserci dibattito sulla misura in cui Wagner potrebbe avere influenzato il pensiero nazista. Ma è certo che i nazisti usavano quelle parti del pensiero di Wagner che erano utili per la propaganda e ignorarono e soppressero il resto. Sebbene Hitler stesso era un ardente fan di "il Maestro", molti nella gerarchia nazista non erano e, secondo lo storico Richard Carr, c’era un profondo risentimento per la prospettiva di assistere a queste epopee lunga su insistenza di Hitler.
 
Ci sono prove che la musica di Wagner è stata utilizzata nel campo di concentramento di Dachau nel 1933/34 di 'rieducare' prigionieri politici tedeschi coll’esposizione alla 'musica nazionale', mentre sembra che non ci sia alcuna prova a sostegno di indicazioni che la sua musica sia stata suonata nei a campi di sterminio nazisti durante la seconda guerra mondiale, al di fuori dell’intrattenimento dei tedeschi.
 
A causa dell’associazioni di Wagner con antisemitismo e nazismo, le esecuzioni della sua musica, nello Stato di Israele è tuttora fonte di controversie.

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