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Mozart ed il Flauto Magico

diario 3/6/2009

Wolfgang Amadeus Mozart in realtà si chiamava Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart è stato un compositore e pianista austriaco, a cui è universalmente riconosciuta la creazione di opere musicali di straordinario valore artistico. Un contemporaneo che lo ascoltò suonare durante uno dei viaggi in Italia rimase molto colpito dalle capacità del ragazzo, tanto che disse: «Questo ragazzo ci farà dimenticare tutti».

 
Mozart è annoverato tra i geni della musica. Dotato di raro talento, manifestatosi precocemente, morì a trentacinque anni di età, probabilmente per un’intossicazione alimentare, lasciando pagine indimenticabili di musica sinfonica, sacra, da camera e operistica. La musica di Mozart è considerata la "musica classica" per eccellenza; infatti Mozart è il principale esponente del "Classicismo" settecentesco, i cui canoni principali erano l'armonia, l'eleganza, la calma imperturbabile e l'olimpica serenità.
Mozart raggiunge nella sua musica divina vertici di perfezione celestiale e ineguagliabile, tanto che il filosofo tedesco Nietzsche lo considererà il simbolo dello "Spirito Apollineo della Musica", in contrapposizione a Wagner, che Nietzsche definirà l'emblema dello "Spirito Dionisiaco della Musica" Nietzsche prima adora Wagner poi lo odia, ma questa è un’altra storia.
Di Mozart dirà il premio Nobel per la letteratura Romain Rolland che: "Nella tempesta di passioni che, dopo la Rivoluzione, ha investito tutte le arti e sconvolto la musica, è dolce rifugiarsi talvolta nella sua serenità come sulla cima di un Olimpo dalle linee armoniose e contemplare lontani, nella pianura, i combattimenti degli eroi e degli Dei di Beethoven e di Wagner e il mondo come un vasto mare dai flutti frementi".
 
Il Mozart bambino dimostrò un talento per la musica tanto precoce quanto straordinario: a tre anni batteva i tasti del clavicembalo, a quattro suonava brevi pezzi, a cinque componeva. Esistono vari aneddoti riguardanti la sua memoria prodigiosa, la composizione di un concerto all'età di cinque anni, la sua gentilezza e sensibilità, la sua paura per il suono della tromba.
 
Dal 1769 al 1773 il giovane Wolfgang (era nato nel gennaio del 1756) viaggiò con il padre per l'Italia, in varie riprese, soggiornando a Torino, Milano, Verona, Venezia, Bologna, Roma e Napoli.
I soggiorni milanesi diventeranno una importante esperienza formativa ma importantissimo soggiorno fu quello di Bologna (in due riprese, da marzo ad ottobre 1770). Ospite del conte Gian Luca Pallavicini, ebbe l'opportunità di incontrare musicisti e studiosi. Amadeus prese lezioni di contrappunto da padre Martini e sostenne l'esame per l'aggregazione all'Accademia Filarmonica di Bologna (allora titolo ambitissimo dai musicisti europei). Il difficile e rigido esame dell'ancora giovane Mozart non fu particolarmente brillante, ed esistono prove del fatto che lo stesso Martini lo abbia aiutato in sede d'esame per favorirne la promozione.
 
Mozart è una figura di transizione tra il musicista servo di un principe, come era il padre, e l’artista indipendente, quale Beethoven. Pare che guadagnasse molto, ma che spendesse al di sopra dei propri mezzi. Aderente ad una loggia massonica al momento della morte stava cominciando ad ingranare, l’inimicizia con Salieri è un’invenzione letteraria: il microdramma “Mozart et Salieri” dello scrittore russo Puškin (si dice basato su di una autoaccusa del musicista di Lonigo) fu posto integralmente in musica dal compositore Nikolaj Rimskij-Korsakov nel 1898 e ispirò al drammaturgo Peter Shaffer nel 1979 la famosa pièce Amadeus, da cui il regista Miloš Forman trasse il film omonimo del 1984.
 
L'idea romantica sostiene che il declino di Mozart fu graduale e che la sua prospettiva e le sue composizioni declinarono anch'esse in ugual misura, al contrario qualche suo contemporaneo sottolineò come Mozart nell'ultimo anno fosse di buon umore e che la morte giunse inattesa anche per gli amici e la famiglia stessa, comunque il suo ultimo anno di vita 1791 fu un anno pieno di capolavori. Tra questi “Il flauto magico” (K 620) (titolo originale Die Zauberflöte) è un singspiel (termine che significa letteralmente "canto e recitazione") un genere operistico in voga tra il XVIII e il XIX secolo, sorto e sviluppatosi in area tedesco-austriaca che si caratterizza per l'alternanza di parti parlate e parti cantate. A differenza dell'opera italiana che prevede recitativi cantati, nel Singspiel i recitativi sono perciò parlati, in lingua tedesca, come nel teatro di prosa). L’opera su libretto di Emanuel Schikaneder (con il contributo di Karl Ludwig Giesecke) fu musicata da Mozart in due atti. L’aria più famosa ha per tiolo “Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen” (in italiano: la vendetta dell'Inferno ribolle nel mio cuore), abbreviata comunemente Der Hölle Rache spesso chiamata l'aria della Regina della Notte (anche se questo personaggio canta già precedentemente l'aria O zittre nicht, mein lieber Sohn) è l'aria più famosa dell'intera opera, caratterizzata da gorgheggi sublimi. L'aria è eseguita nel secondo atto dell'opera. Descrive un moto di rabbia vendicativa, con il quale la Regina della Notte consegna un coltello alla figlia Pamina e la esorta ad uccidere Sarastro (che poi della ragazza è il padre), rivale della Regina, minacciandola di maledirla se questa non porterà a termine tale compito.
 
La prima rappresentazione avvenne al Theater auf der Wieden (Vienna) il 30 settembre 1791.
Il flauto magico può essere letto sia come fiaba per bambini sia come racconto massonico e come storia a contenuto illuminista. La vicenda racconta però anche lo sviluppo di un individuo che, da giovane, ignorante e debole che era, diventa saggio, sapiente e uomo attraverso la scoperta dell'amore e il superamento di varie prove iniziatiche. Durante questo percorso formativo, il giudizio di Tamino sui due Regni nemici si capovolge: il bene, inizialmente identificato con il Regno lunare della Regina della notte in quanto vittima del rapimento della figlia condotto da Sarastro, finirà per essere identificato nel Regno solare di quest'ultimo, inizialmente giudicato come malvagio. Nel Regno di Sarastro, Tamino troverà ragione e saggezza. Si scoprono così le buone intenzioni di Sarastro nel portare a sé Pamina, non togliendole libertà ma sottraendola con intento protettivo alla malvagia madre onde poterla destinare al giovane predestinato ed eroe della vicenda, ovvero lo stesso Tamino.
 
Oltre ad un'interpretazione incentrata sulla contrapposizione orizzontale fra i due Regni, si può interpretare in un'ottica verticale dove la contrapposizione è fra il potere, l'autorità, i Regni e il sotto-mondo popolare, semplice e genuino rappresentato da Papageno. L'antitesi è allora fra il concreto uomo-animale allo stato naturale e l'eletto, aristocratico ed astratto Tamino. Il Regno della luna e quello del sole sono nemici ma, allora, sostanzialmente uguali.
Entrambi rappresentano l'autorità e l'ordine, mentre Papageno - che non ha superato le prove iniziatiche ma che di ciò se ne infischia beatamente - è l'uomo di tutti i giorni capace di servire allo stesso modo la Regina della notte come Sarastro, consapevole che la bontà e la felicità, seppur materiale, stanno dalla sua parte.
 
La Rivoluzione Francese porterà a "politicizzare" i personaggi: la perfida Regina della Notte sarà associata all'odiato Ancién Regime, Sarastro all'Illuminismo.
Svariati elementi culturali sono confluiti nel Flauto magico: il fiabesco - meraviglioso settecentesco (flauto e glockenspiel dalle proprietà magiche, apparizioni di animali e di genietti, montagne che si aprono svelando meravigliose sale); illuminismo e il giusnaturalismo (aspirazione dell'uomo alla saggezza, alla ragione e al rapporto armonico con la natura); massoneria (riti d’iniziazione per accedere ai misteri e alla luce, invocazioni delle divinità egizie Iside e Osiride, comunità dei seguaci di Sarastro, ricca simbologia con particolare riferimento ai numeri e alla misteriosofia); infine il carattere popolar-viennese: l'umile, il popolaresco, il comico, il semplice, il naturale e il bonario che sono racchiusi nella figura di Papageno.

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permalink | inviato da albertolupi il 3/6/2009 alle 11:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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