.
Annunci online

quattrogatti

ulissse (tripla s alla Ungaretti)

diario 9/3/2011

Domanda tipica dello studente italiano:
“In che cosa consiste la nuova dimensione eroica di Ulisse interpretata da Dante Alighieri?? VI PREGO AIUTATEMII?

Anche in questo caso: “poveri bimbi di Milano…” è una domanda che sorge dal cuore dei loro insegnanti oggi come 35-40 anni fa da quelli miei.
Il guaio è che proprio “la nuova dimensione eroica di Ulisse” in Dante non c’è od almeno lui non ci pesava proprio. La lettura “eroica” dell’Ulisse dantesco è fatta con lo sguardo retrospettivo della civiltà che ebbe il rinascimento, poi l’illuminismo ed infine il romanticismo: è facile confondere quindi tra quel che Dante vuol dire e quello che noi sentiamo. Ulisse è, per antonomasia all’occhio moderno, l'uomo affascinato dall'ignoto. James Joyce prende a modello la sua figura e la sua storia per il suo romanzo, l'Ulysses. Ugo Foscolo vide nel proprio destino di esule somiglianze con quello dell'eroe omerico. Guido Gozzano, in piena polemica antidannunziana, lo presenta ironicamente come un moderno "viveur" (L'Ipotesi). Ed anche nell'immaginario dell'uomo della strada moderno la figura di Ulisse è il simbolo della ricerca del sapere, difficilmente l'uomo moderno, ancor più l'uomo del secolo appena trascorso – più che di quello presente, trova elementi negativi nell'impresa di Ulisse alla ricerca del sapere, la libertà di ricerca e di pensiero è una realtà indiscussa, non esistono più tribunali, nemmeno immaginari, che mettano in discussione il sapere. Le nuove frontiere raggiunte dalla conoscenze stimolano spesso dibattiti accesi e spesso preoccupati sulle conseguenze della realizzazione tecnica delle scoperte scientifiche, ma questo è il frutto più che altro della paura.

Dante, invece, non è un uomo moderno, appartiene fortemente all'epoca in cui è vissuto, è cioè un uomo del medioevo, il suo pensiero è fortemente radicato a quella realtà. Dante condanna Ulisse all'Inferno nell'ottava bolgia, tra i consiglieri fraudolenti, ma quello che emerge con maggior forza nel canto XXVI è il racconto dell'ultima, estrema impresa di Ulisse: il "folle volo" oltre le Colonne d'Ercole.

Dobbiamo recuperare quale sia la discriminante che ci separa da Dante e dagli uomini del suo tempo. Innanzi tutto Dante non è un uomo "copernicano", la sua visione cosmologica gli impone un'immagine dell'Oceano profondamente diversa da quella che più tardi le scoperte geografiche avrebbero offerto. Per lui l'Oceano non è l'ignoto da scoprire, non è la possibile via di comunicazione con i mercati orientali, per Dante oltre le Colonne d'Ercole c'è il mondo “sanza gente” (Inf. XXVI; 117), ché così dev’essere: la parte del globo terrestre negata ai viventi, dove l'unica terra emersa è la montagna del Purgatorio. L'impresa di Ulisse rappresenta quindi per il poeta medievale la violazione delle leggi divine (Dante, non poteva supporre che nel 1312 al di là delle Colonne d'Ercole gli europei avrebbero riscoperte le Canarie).

Se la concezione cosmologica medievale ci aiuta a capire l'immaginario dantesco per quanto riguarda l'ultimo viaggio di Ulisse, un altro elemento importante ci può aiutare a comprendere la condanna di Dante nei confronti di Ulisse, se ne teniamo conto. Per il lettore moderno il nome di Ulisse è legato all'Odissea di Omero, ma è importante sottolineare il fatto che Dante non conosceva i poemi omerici ed Ulisse è per lui un personaggio conosciuto attraverso le opere latine: di Stazio, Ovidio e Virgilio. Questa precisazione sulle fonti a cui Dante ha attinto per conoscere la figura di Ulisse non è una pura curiosità filologica, in quanto è anche di tale mediazione che risente la condanna di Dante nei confronti di Ulisse. Costantemente nelle opere latine è infatti evidente la simpatia per i Troiani, progenitori dei Romani, e l'avversione per i Greci perfidi e falsi che hanno incendiato e distrutto Troia (timeo danaos dona ferentes). Per Dante ciò che era narrato nell'Eneide da Virgilio (l'assedio di Troia, il viaggio di Enea, l'aiuto del Cielo all'eroe troiano, la sua discesa all'Inferno) non erano fatti storicamente avvenuti, ma erano il racconto simbolico del vero. E se tutti i Greci erano perfidi, Ulisse rappresentava il simbolo dell'empietà e della scelleratezza.

Un'altra importante considerazione si impone a questo punto per comprendere maggiormente la posizione dantesca rispetto all'astuto Ulisse: nel medioevo cristiano l'aggettivo sapiente non implicava un giudizio morale necessariamente positivo ed era importante, se non indispensabile, distinguere tra “vera sapienza” e “vana sapienza”, cioè tra la sapienza che si rivolgeva a Dio e quella invece che aveva come fine le cose terrene. Per l'uomo medievale è fondamentale stabilire il valore positivo o negativo della conoscenza, il fine cui essa tende. Per Dante la sapienza, se non è rivolta a Dio, è stoltezza, è superbia e quindi Ulisse non si trova tra coloro che seguirono le giuste vie della sapienza, ma è dannato nelle Malebolge: la follia di Ulisse non consiste nella ribellione personale contro un ordine prestabilito – che tanto piaceva ai romantici, bensì nel tentativo di superare i limiti della finitezza dell'essere umano. Ulisse è perciò sicuramente considerato da Dante un magnanimo. Ma il peccato di Ulisse, ben oltre che quello di aver provocato con le sue menzogne dolore e sofferenza, nasce dall'aver portato all'eccesso le sue virtù, confidando in esse senza il sostegno della Grazia divina volendo farsi simile a Dio stesso (guardacaso la promessa di Satana nel giardino dell’Eden. La follia consiste nel rigettare la coscienza d’essere una semplice creatura, esaltando la propria intelligenza al punto di trasformare ciò che è positivo, il desiderio di “seguire virtù e conoscenza”, nell’irragionevole negazione dell'esistenza di ogni limite.

Nonostante tutto questo Dante per via della citata magnanimità ch egli riconosce a tanti dannati (che in fondo era “dannato” pure lui dal volere essere la “cima teologica” del medioevo riciclato in poesia) non nega a Ulisse la comprensione umana che aveva già riservato a Francesca, a Farinata e si vede anche con Pier delle Vigne, il Conte Ugolino, nel senso che la sua è una condanna sofferta perché sente quel che di grandioso vi può essere nei peccatori: l'orazione di Ulisse ai compagni, nonostante muova da un desiderio di perfezionamento della natura umana (fatti non foste per viver come bruti,/ ma per seguir virtute e canoscenza), è per Dante un consiglio fraudolento, in quanto la virtù può esercitarsi solo nell'osservanza delle leggi divine e nel riconoscimento dei limiti posti alla conoscenza umana.
Ma quella vecchia talpa che è la storia aveva scavato la sua galleria sotto i piedi del Sommo, il medioevo era all’apice, ma stava già morendo – la grandezza dei peccatori comincia, sotto sotto ad essere ammirevole – e dove lui ci vuol mostrare un fellone noi sentiamo le parole di lode per un EROE.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. letteratura

permalink | inviato da albertolupi il 9/3/2011 alle 20:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Blog letto1 volte

Categorie
tags
massoneria indoeropei pubblica istruzione storia letteratura italiana chiesa musica linguistica astroomia psicologia cultura iter letteratura religione cultura classica economia capitalismo liberalismo giovani italia cristianesimo relgione teologia turismo antimodernismo economia scuola scienza storia dell'arte storia naturale riforma protestante assolutismo mucica classica romanticismo italiano comunismo eritrea sacerdozio clasici filosofia e scienza quota legislazione luoghi mitici storia romana metafisica grecia antica fisica politica politica italiana
Link
Questa pagina non costituisce testata giornalistica, non ha, comunque, carattere periodico essendo aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali ivi contenuti e dall'uzzolo dell'autore. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001. In essa segno (ossia è un log di navigazione) le cose interessanti che ho pensto in risposta a domande che vedo fare dagli utenti di siti web. È uno sguardo alla realtà dato in libertà intellettuale e senza preconcetti, con una grande curiosità… ma non “ad ogni costo”. È benvenuto chiunque sia educato e curioso. Commenti assennati saranno inegrati nelle varie voci.