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la città ideale

diario 22/8/2011

 

È tipico dei giovani sognare una città ideale utopia realizzata nella pietre, una Gerusalemme liberata dagli ebrei – ed a volte la cosa finisce con un coltello nella pancia, o per i più prosaici Londra o anche una New York ormai no più vista al cinema ma sognata al computer. Ed io, che aspetto solo l’occasione di andare in Australia?  
 
«E s'io non fossi d'ogni cinque o sei
mesi stato uno a passeggiar fra il Domo
e le due statue de' Marchesi miei,
da sì noiosa lontananza domo
già sarei morto, o più di quelli macro
che stan bramando in purgatorio il pomo
(Ariosto. satira 7°)
La città è (ovviamente) Ferrara: "La bella terra che siede sul fiume, | Dove chiamò con lacrimoso plettro | Febo il figliuol ch'avea mal retto il lume.", negli alberi delle cui mura Yeats vide verde l'Italia; O città bene avventurosa... | ...la gloria tua salirà tanto | ch'avrai di tutta Italia il pregio e 'l vanto, Ariosto ancora, ma Quando più i duchi fra le mure tue | Dimoreranno, decadrai e i tuoi | Palazzi senza vita non saranno | Che ruine sgretolate, e la ghirlanda | Di un poeta sarà la tua corona (questo è George Gordon Byron).
Forse non c'è più la "deserta bellezza di Ferrara" (Gabriele D'Annunzio) ma è sempre una citta di gran passato (anche di verdure).
My Last Duchess che è una delle più famose composizioni della letteratura inglese, giudicata fra le più belle opere di Robert Browning per la complessità strutturale e l'accurata scelta del lessico è legata alla città. Browning si è ispirato alla morte, avvenuta nel 1561, di Lucrezia de' Medici, figlia del Granduca Cosimo I, andata in sposa nel 1558 ad Alfonso II d'Este, ultimo Duca di Ferrara. Gli Estensi pretendevano che la loro famiglia fosse molto antica (nel monologo di Browning Alfonso II d'Este afferma che la nobiltà della sua famiglia risalisse a novecento anni prima), e comunque molto più antica di quella della famiglia dei Medici, che avevano però molti più soldi.
 
Insomma, malgrado il clima che ammazza le ossa, cappelletti, pampapati, lasagne verdi e salzsa coi peperoni, una fettina d'arrosto si vitello, ma il giorno dopo Pasticcio di maccheroni e salamina hanno la prevalenza sulla delusione delle rotonde mai finite, le erbacce, le zanzare noiose.
Ma naturalemnte non avesi la mia altra metà vita in California, il provincialismo non potrei sopportarlo. Ma io e la mia città natale, rimasugli in decadenza di un Rinascimento che non tornerà più siamo inseparabili:
"Non troverai un nuovo paese, non troverai un'altra spiaggia.
Questa città t'inseguirà sempre.
Camminerai per le stesse strade, invecchierai
negli stessi quartieri, diverrai grigio in queste stesse case.
Finire sempre in questa città. Non sperate le cose altrove:
non c'è nessuna nave per te, non c'è nessuna strada."
Questo è però Kavafis. E sto debordando dai viaggi alla filosofia.

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permalink | inviato da albertolupi il 22/8/2011 alle 22:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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