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la "politica" della prima rivoluzione industriale

diario 19/1/2014

Tre elementi compongono la «parte politica» della rivoluzione industriale Inglese, nella sua prima fase, quella che riguarda il tessile e la metallurgia basandosi sulla forza motrice idraulica e del vapore, e costituiscono la “ rivoluzione finanziaria”, fattore a volte trascurato ma non meno importante per lo sviluppo della rivoluzione industriale, che ha caratterizzato l'Inghilterra durante il XVIII e il XIX secolo. Va comunque messo in chiaro che la Prima R. I. è a sua volta di una conseguenza di quella che viene definita la Rivoluzione Agricola: ossia l’abbandono delle tecniche agrarie che furono tipiche del medioevo, a seguito dell’ampliarsi dei commerci mondiali. In particolare, nelle Fiandre e nel Brabante il terreno era poco fertile, ma il notevole sviluppo del commercio marittimo fece aumentare notevolmente la domanda di prodotti quali il lino per le tele, i coloranti per il panno, l'orzo e il luppolo per la birra, la canapa per le funi, il tabacco ecc. La densità della popolazione, inoltre, favoriva lo sviluppo dell'orticoltura e della frutticoltura. Si adottarono quindi nuove tecniche basate sulla rotazione pluriennale (contro quella triennale) e sulla sostituzione del maggese con pascoli per il bestiame anche per ottenerne concime naturale:tali innovazioni vennero studiate da esperti europei e soprattutto inglesi. Richard Weston visitò le province fiamminghe intorno al 1650 e descrisse in una sua famosa opera,” A discourse of husbandrie used in Brabant and Flanders”, il loro metodo basato sulla rotazione delle colture (lino, rapa, avena, trifoglio). I nuovi metodi dettero origine al cosiddetto sistema di Norfolk, generalmente considerato il prototipo di una nuova agricoltura che, grazie alla rotazione e ad altri aspetti (recinzioni, grandi aziende, lunghe affittanze, aratro in metallo tirato da cavalli ecc.), consentì all'Inghilterra di esportare grandi quantità di grano e farine nel periodo 1700-1770. La maggiore delle componenti politiche della Rivoluzione industriale fu la “Stabilità monetaria”: la lira sterlina, nel periodo 1560-1914, attraversò e superò due crisi importanti (la prima nel 1694 e la seconda nel periodo 1797-1821) senza che questo abbia intaccato la sua parità. La crisi di fiducia del 1694 fu provocata da cattivi raccolti e dai pagamenti della guerra contro la Francia, mentre la seconda crisi (1797-1815) è stata determinata essenzialmente dalle difficoltà finanziarie provocate dall'uscita di oro e di argento utilizzati per pagare i costi della guerra contro la Francia. Nel 1797, su proposta di William Pitt viene introdotto con il Bank Restriction Act il corso forzoso della lira sterlina, misura inizialmente prevista per una durata di 6 mesi che rimarrà però in vigore per 24 anni, fino al 1821. Inoltre negli anni 1809-1810 si assiste allo sviluppo dell'inflazione: la moneta perde quindi potere d'acquisto. Questa crisi viene risolta, su consigli di David Ricardo, con una politica di rivalutazione (simile alla politica “quota 90” dl Volpi sotto il governo Mussolini in Italia), le cui conseguenze in termini di aumento dei prezzi dei beni d'esportazione furono bene sopportate – a differenza di quanto accadde in Italia – per il fatto che c’erano un'industria e un commercio molto solidi. Il periodo critico si conclude nel 1816 con la reintroduzione della parità aurea. Ulteriore fattore fu la “Creazione del debito pubblico” e la capacità di sostenerlo. L'Inghilterra adottò una politica coerente delle finanze pubbliche basata, da una parte, sul prelevamento diretto delle imposte attraverso le “Regie” sbarazzandosi così degli intermediari fiscali e, dall'altra parte, realizzando una politica d'indebitamento sul lungo termine con tassi d'interesse elevati (elevati voleva dire 3%!) ma garantiti dalle imposte. Gli interessi vengono pagati con le entrate fiscali, mentre alla scadenza del prestito il capitale viene rinnovato con l'emissione di nuovi titoli di debito. La cosa interessante è che in questo modo, venne creato un mercato finanziario sul quale si potevano scambiare i titoli del debito pubblico assicurandone la loro liquidità da un lato e la creazione di un area di risparmio che poteva fungere da parcheggio delle liquidità. L'indebitamento pubblico aumentò sino alla grande guerra senza provocare, contrariamente a quanto sostenuto da molti in quel periodo, difficoltà economiche particolari. Ovviamente era l’espansione dell’Impero a permettere ciò, ma qui entriamo in considerazioni morali. Probabilmente tuto questo non sarebbe avvenuto senza che la Banca d'Inghilterra, fondata nel 1694, assumesse un ruolo centrale per l'intero sistema bancario inglese. È interessante che Sir William Paterson un mercante e banchiere scozzese cui si deve la creazione dlla Banca d’Inghilterra sia poi stato la mente di uno schema finanziario che rovinò la Scozia. Si assistette attorno al 1700 ad uno sviluppo considerevole del numero di istituti bancari sia a Londra sia in provincia, sviluppo sostenuto dalle necessità in termini di circolazione delle lettere di cambio e dei biglietti come pure della distribuzione di prestiti propri di un'attività economica in crescita. Fino al 1797, le banche emisero biglietti monetari (propri) contro il deposito di moneta metallica, a partire da quella data, non essendo i biglietti monetari non più convertibili, raccolgono depositi in moneta cartacea emessa dalla Banca d'Inghilterra che assurge a prestatore in ultima istanza per l'intero sistema bancario. La moneta della Banca d'Inghilterra viene utilizzata per i pagamenti interbancari, mentre a partire dal 1770 la moneta cartacea sostituìla moneta metallica. Anche la borsa di Londra si sviluppò (le prime Borse sorsero in Belgio, ad Anversa nel 1531 e in Francia, a Lione nel 1548), restando però seconda al mercato finanziario di Parigi. Il mercato finanziario londinese diventerà la capitale finanziaria, sorpassando quindi la borsa di Parigi solo nel 1870.

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permalink | inviato da albertolupi il 19/1/2014 alle 7:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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