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diario 17/2/2011

 

Costantino scommise sull'importanza della nuova religione cristiana per rafforzare la coesione culturale e politica dell'impero romano. L’idea fu – sebbene non si capisca su quale base, quel che è stato è stato – aspramente criticata dallo storico illuminista Edward Gibbon, autore di "Declino e Caduta dell' Impero romano" (opera composta tra il 1776 ed il 1788), che dà di Costantino un giudizio estremamente negativo. Per Gibbon al tempo di Costantino: si istituì un poderoso sistema burocatico, coniando cariche sconosciute in antecedenza (magnifico, illustre, conte, duca, ecc.), tali da creare un controllo vessatorio e di spionaggio su tutte le province; i pretoriani erano in numero spropositato ed erano di origine armena, con corazze di argento e d' oro; la capitale trasferita da Roma a Costantinopoli (depredando importanti opere di Fidia ed altri scultori della Grecia classica) accentuò l' emarginazione del Senato romano; la tassazione esorbitante finì per spopolare anche una delle regioni (Campania) più produttive dell' Italia; si accentuò, inoltre, la disgregazione dell' esercito romano, sia con la nomina di barbari al massimo comando militare, sia con la penalizzazione economica dei soldati che salvaguardavano il confine (limes) dalle invasioni. Complessivamente, per Gibbon, neppure Caligola o Nerone fecero più danni all' impero di Costantino.

Le scelte dell'imperatore hanno delle ragioni che purtroppo a non saranno mai chiare, probabilmente c'era un disegno politico non tanto di favorire la supremazia del Cristianesimo come farà successivamente Teodosio alla fine del IV secolo (391), quanto d'evitare che l'Impero fosse disgregato da tensioni religiose tra i culti pagani tradizionali ed il nuovo culto rappresentato dal Cristianesimo.

In questo senso si spiegano sia l'editto imperiale di tolleranza o l'editto di Milano del 313 (conferma rafforzata di un editto di Galerio del 311), sia l'iscrizione sull'arco di Costantino: entrambi citano una generica "divinità", che poteva dunque essere identificata sia con il Dio cristiano, sia con il dio solare. L'ambiguità dell'Editto di Milano, però, è ovvia, dato che esso fu proclamato dal pagano Licinio.

Costantino perseguiva probabilmente il proposito di riavvicinare i culti presenti nell'impero, nel quadro di un non troppo definito "monoteismo imperiale". Le festività religiose più importanti del cristianesimo e della religione solare che è il punto finale del paganesimo romano furono fatte coincidere. Il giorno natale del Sole e del dio Mitra, il 25 dicembre, divenne anche quello della nascita di Gesù. Le statue del dio Sole erano spesso adornate del simbolo della Croce, ma a Costantinopoli furono eretti anche dei templi pagani. Nel 321 fu introdotta la settimana di sette giorni e fu decretato come giorno di riposo il die solis ("il giorno del sole" che corrisponde alla nostra domenica).

La politica di Costantino (indipendentemente dal fatto che essa abbia avuto successo o no) mirava a creare una base salda per il potere imperiale nella stessa religione cristiana, di cui era dunque importantissima l'unità: per questo motivo, pur non essendo battezzato, indisse diversi concili, come "vescovo di quanti sono fuori della chiesa". Il primo fu quello convocato ad Arelate (Concilio di Arles), in Francia nel 314, che confermò una sentenza emessa da una commissione di vescovi a Roma, che aveva condannato l'eresia donatista, intransigente nei confronti di tutti i cristiani che si erano piegati alla persecuzione dioclezianea: in particolare si trattava del rifiuto di riconoscere come vescovo di Cartagine Cipriano, il quale era stato consacrato da un vescovo che aveva consegnato i libri sacri.

Ancora nel 325, convocò a Nicea il primo concilio ecumenico, che lui stesso inaugurò, per risolvere la questione dell'eresia ariana: Ario, un prete alessandrino sosteneva che il Figlio non era della stessa "sostanza" del padre, ma il concilio ne condannò le tesi, proclamando l'omousia, ossia la medesima natura del Padre e del Figlio. Il concilio di Tiro del 335 condannerà tuttavia Atanasio, vescovo di Alessandria, il più accanito oppositore di Ario, soprattutto a causa delle accuse politiche che gli vennero rivolte.

Un ultima considerazione circa la politica di Costantino ed il mio giudizio "indipendentemente dal fatto che essa abbia avuto successo o no" riportato sopra. nell'epoca tardoantica il cristianesimo era una forza eversiva più o meno come un certo islam fondamentalista oggi.

Alla fine il giudizio di Gibbons deve essere accolto: lo stesso Agostino il grande teorico della fede, e delle sue relazioni con la ragione. «Lui è il primo dei Padri che sentì il bisogno di costringere la sua fede a ragionare» si dovette mettere all'opera nell'apologia nota come "La città di Dio" (De civitate Dei contra Paganos, "La città di Dio contro i Pagani"), tra il413 ed il 426, in cui tentava si dare una risposta ai pagani che attribuivano la caduta di Roma (410) all'abolizione del Paganesimo.

Disgraziatamente dopo avere combattuto contro i pagani i cristiani continuarono a combattersi l'un l'altro e con ferocia, nel giro di tre secoli molti popoli cristiani accettarono governati Islamici che almeno non ti sgozzavano per il modo di dire il Padre Nostro. Il progetto costantiniano era fallito in pieno.


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permalink | inviato da albertolupi il 17/2/2011 alle 14:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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