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quelli che la sanno lunga (a cominciar dal bunga bunga)

diario 3/6/2011

 

 Luigi (Deodato) XIV di Borbone (Saint-Germain-en-Laye, 5 settembre 1638 – Versailles, 1º settembre 1715) fu il terzo re di Francia e di Navarra della casata dei Borbone, regnò dal 14 maggio 1643 fino alla sua morte divenendo così il sovrano più longevo della storia europea. Fu chiamato il Re Sole (Le Roi Soleil) o Re Luigi il Grande (Louis Le Grand). Primogenito di Luigi XIII di Francia e di Anna d'Austria che era figlia del re Filippo III di Spagna.
 
Rafforzò l'influenza della Francia in Europa e nel mondo, combattendo tre grandi conflitti; ma oltre che militarmente, la cultura francese fu sovrana in Europa durante il suo lungo regno. Convinto assertore di una monarchia di tipo assolutistico, regnò comunque sempre nell'interesse della Francia. Suoi nonni paterni erano Enrico IV di Francia e Maria de' Medici, che erano rispettivamente francese e italiana, mentre entrambi i suoi nonni materni provenivano dalla nobile casata degli Asburgo in quanto erano Filippo III di Spagna e Margherita d'Austria. Così facendo egli poté vantare tra i propri antenati personalità di grande spicco come l'Imperatore Carlo V del Sacro Romano Impero e Federico Barbarossa. Egli era anche pronipote di Filippo II di Spagna, discendente della regina Isabella di Castiglia e di Ferdinando II d'Aragona, monarchi cattolici di Spagna. Egli discendeva anche da Rurik, fondatore della prima dinastia regnante di Russia, quella vichinga di Rurik, inoltre era discendente anche di Carlo il Forte, duca di Borgogna,
Gli antenati di Luigi XIV provenivano dall'élite delle classi regnanti europee. Il genealogista C. Carretier ha tracciato in un suo studio una linea completa in otto generazioni dell'albero famigliare di Luigi XIV ed ha stabilito le seguenti percentuali di “nazionalità di sangue”: 36% spagnolo, 28% francese, 11% tedesco e 8% italiano, oltre ad alcune intrusione slave, inglesi, savoiarde e lorenesi.
 
Luigi – come abbiamo detto – combatté una enorme quantità di guerre e le perse militarmente tutte. Però riuscì non solo a non fare appannare il prestigio della Francia, ma anche ad espanderlo, perché riuscì sempre a stipulare paci onorevoli. Ma in questo modo, non riuscì a trarre dai guai l’economia del suo paese: le guerre di Luigi XIV costarono moltissimo perché come diceva Montecuccoli (un mio mezzo concittadino) per fare la guerra occorrono tre cose: "Soldi, soldi e soldi". Al contrario di quel che accadde in epoca successiva in Inghilterra queste da un lato dissanguavano il tesoro francese e dall'altra non favorivano lo "sviluppo" e come conseguenza tali campagne resero ancora più precaria l'esistenza per gran parte della popolazione francese. Va poi ricordato come il Re Sole avesse l'abitudine di condannare per tradimento (con conseguente confisca dei beni) persone assolutamente innocenti.
Malgrado la sua “attenzione” all'economia nazionale, Luigi XIV diede prova di essere anche capace di spendere ingenti quantità di denaro, supportando gli artisti che lavoravano, al suo comando, per rendere sempre più potente la monarchia francese anche sotto l'aspetto dell'immagine pubblica. Ed in questo sta il suo successo, paragonabile solo a Pericle che riuscì a fare apparire l’imperialismo ateniese un dono all’umanità, mentre egli stesso distruggeva la sua città.
 
Basti pensare come due personaggi dell’epoca del Re Sole tra loro contemporanei (ma assolutamente agli antipodi) siano entrati nella leggenda, che come si dice va stampata invece che la realtà.
 
Savinien Cyrano de Bergerac (Parigi, 6 marzo 1619 – Sannois, 28 luglio 1655) è stato un filosofo, scrittore e drammaturgo francese del Seicento. Il suo nome completo era Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac (Cyrano era in realtà il cognome e non il nome), italianizzato da alcuni in passato come Ercole Savignano.
Nato nel 1619, dotato di un temperamento bizzarro e fantasioso, discendeva da un'antica famiglia parigina di piccola nobiltà. Trascorse la maggior parte della sua infanzia a Saint-Forget (ora Yvelines). Dopo cinque anni di studi presso un curato a Mauvières fu a Parigi nel collegio di Presles-Beauvais. Dato che la nativa patria di Mauvières portava anche il nome di Bergerac[senza fonte], per via di un'antica famiglia di guasconi che l'aveva posseduta durante il XV e XVI secolo, uscito dal collegio ormai diciottenne decise di assumere il nome di Cyrano de Bergerac. Non era guascone, come lo furono invece molti dei suoi compagni d'arme, e probabilmente il mito delle sue origini guascone fu coltivato da lui stesso in vita, dato che l'irruenza dei soldati guasconi era allora ammirata.
Stabilitosi a Parigi, ebbe modo di leggere le opere di filosofi ed artisti in odore di eresia come Campanella, Moro, ed ancora il Castiglione e Luciano, che costituirono anche la base e l'ispirazione delle sue opere fantastiche.
Il primo duello lo ebbe all'età di venti anni; il gusto rimastogli da questa esperienza, uniti al suo carattere incline all'avventura e alla perdita della pensione paterna, gli fecero maturare l'idea di entrare come cadetto nella compagnia delle Guardie. Nel 1639 fu di guarnigione a Mauzon e nel 1640 partecipò all'assedio di Arras, dove si rese celebre per la spavalderia e i numerosi duelli. Sempre ad Arras subì due ferite, una al collo ed una alla guancia.
 
Lasciato l'esercito, si dedicò quindi alla letteratura, entrando nel collegio di Lisieux e frequentando l'ambiente mondano parigino dei libertini, dove conobbe Molière e Gassendi. La fama di Cyrano esplose però in tutta Parigi quando si sparse la voce che, insieme al cavaliere Lignieres, aveva costretto alla ritirata tutti gli uomini del conte de Guinche, lasciando sul campo due morti e sette feriti. Colpito non ancora ventiseienne dalla sifilide, e costretto di conseguenza ad abbandonare ogni furore bellico, si gettò sugli studi ed ebbe modo di leggere Galileo, Copernico e Gassendi. Fiaccato nel corpo, non smise di lottare con le parole e si lanciò nelle lotte della Fronda, dapprima aggredendo il potente cardinale Mazarino con le sue Mazzarinades e poi difendendo lo stesso dai frondisti. A 33 anni, malato, solo ed in cattive condizioni economiche, si mise sotto la protezione del duca di Arpajon. Morì a soli 36 anni, nel 1655, a Sannois, in casa di un cugino per le gravi ferite riportate non durante un duello bensì dalla caduta di una trave.
 
De Cyrano fu uno dei più estrosi scrittori del Seicento francese, una personalità veramente eclettica: fu romanziere, drammaturgo, autore satirico, epistolografo, prima di morire scrisse persino i primi capitoli di un Trattato di fisica. Grazie ai suoi romanzi fantastici è oggi considerato uno dei precursori della letteratura fantascientifica. In altro senso e specialmente per il suo linguaggio fortemente laicistico e poco rispettoso delle istituzioni religiose egli è considerato un intellettuale libertino quando ancora quel termine stava piuttosto ad indicare un amante del bunga bunga la triade liberista-liberale-libertario, ossia indicava un'avanguardia culturale, una nuova filosofia di vita.
La sua è stata una figura dibattuta e assai controversa: è stato considerato alternativamente un martire del libero pensiero (Paul Lacroix), uno scienziato incompreso (Pierre Juppont), un libertino senz’arte né parte (Frédéric Lachèvre), un razionalista militante (Weber) e perfino un alchimista e un iniziato (Eugène Canseliet).
La sua figura ha ispirato la celebre opera teatrale Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand del 1897.
 
Charles de Batz de Castelmore d'Artagnan o semplicemente d'Artagnan (Lupiac, tra 1611 e 1615 – Maastricht, 25 giugno 1673) è stato un militare francese tutto d’un pezzo e bene inserito nella corte del Re Sole. Nato nel castello di Castelmore, in Guascogna, da Bertrand de Batz e Françoise de Montesquieu, che era figlia del signore di Artagnan, fu un grande uomo di guerra, coraggiosissimo, pervaso dal senso dell'onore, da una forte passione per il servizio, da una viva attenzione alla politica e da una grande umanità. Fece una carriera di tutto rispetto.
Nel 1635 circa entrò nella compagnia delle Guardie comandata da M. des Essarts. Partecipò a varie campagne e nel 1644 entrò nei Moschettieri (Mousquetaires), probabilmente grazie all'influenza dell'amico di famiglia Monsieur de Tréville, insieme all'amico François de Montlezun, signore di Besmaux e futuro governatore della Bastiglia.
Due anni dopo, la compagnia dei Moschettieri venne sciolta da Giulio Mazarino ed egli divenne uno dei suoi uomini di fiducia, svolgendo diverse missioni presso i comandanti delle armate del Re nel periodo della Fronda. Fu agli ordini di Turenne nella campagna delle Fiandre.
Nel 1655 o 1656 diventò capitano delle Guardie, poi capitano e custode della voliera delle Tuileries, incarico tanto futile quanto prestigioso, visto che lo ottenne a pagamento, disputandolo a Colbert.
Nel 1657 la compagnia dei Moschettieri venne ricostituita e l'anno seguente d'Artagnan ne assunse il comando succedendo a Issac de Baas, sebbene titolare della carica rimanesse il duca di Nevers, nipote di Mazzarino. Nello stesso anno partecipò all'assedio di Dunkerque. Nel 1659 sposò Charlotte Anne de Chanlecy dalla quale ebbe due figli e dalla quale si separò nel 1665. Nel 1660 accompagnò il re Luigi XIV a Saint-Jean-de-Luz ad accogliere la principessa Maria Teresa di Spagna. Nel 1661 arrestò Nicolas Fouquet a Nantes, sorvegliandolo per tutta la durata del processo e lo accompagnò all'esilio di Pinerolo nel 1664. Nel 1666 ottenne la carica di capitano "des petits chiens courant le chevreuil". Nel 1667, col grado di capitano luogotenente, sostituì il duca de Nevers nel comando della I compagnia dei Moschettieri. Nel 1671 condusse all'esilio di Pinerolo il duca de Lauzun. Nel 1672 e fino al 1673 sostituì il maresciallo d'Humières nella carica di governatore a Lille. Nel 1673 partecipò come comandante della compagnia di Moschettieri della Guardia chiamati "Moschettieri grigi" alla guerra contro l'Olanda e morì colpito da un proiettile alla gola durante l'assedio di Maastricht. La sua compagnia riuscì comunque ad occupare la "mezzaluna" (fortificazione avanzata), obiettivo del loro attacco.
Dalla sua figura trasse spunto Alexandre Dumas per l'omonimo personaggio ne “I tre moschettieri”.
 
Ma – malgrado la gloria ei i fatti eroici, lo splendore della corte e delle arti il problema del degrado, rimane.
Esso è legato all'assolutismo « L'État c'est moi!» , Lo Stato sono io!, attribuito a Luigi XIV di Francia, è probabilmente apocrifo, ma descrive bene quel sovrano e la politica da lui incarnata. Egli calcolò che spendendo la maggior parte dell'anno tra le feste della sua corte, sotto il suo diretto controllo, i nobili non si sarebbero curati dei loro affari politici e non avrebbero tramato opposizioni contro la Corona, la chiesa ebbe un altro tipo di controllo che non è ora il caso di descrivere. Solo rimanendo in contatto costante con lui, quindi, i nobili avrebbero potuto ottenere i privilegi necessari per mantenere il loro stile di vita. Luigi XIV dal canto suo intratteneva i visitatori con opere di straordinario lusso, ricchezza e opulenza al fine appunto di addomesticare questa nobiltà, soprattutto dopo l'esperienza delle fronde che avevano animato i primi anni del suo regno.
In una lettera dell'aprile 1887 a Mandell Creighton (futuro vescovo anglicano di Londra), lord Acton scrisse la sua massima più famosa: «Power tends to corrupt, and absolute power corrupts absolutely.» ossia «Il potere tende a corrompere, il potere assoluto corrompe in modo assoluto.»
 

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permalink | inviato da albertolupi il 3/6/2011 alle 8:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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